Pure il trenino Thomas è finito sul binario morto del politically correct
Da trent’anni trasporta la fantasia dei bambini britannici e di tutto il mondo. Ma gli intellò liberal lo odiano: troppo ubbidiente, conservatore e persino maschilista. E ora Mattel, proprietaria del business da un miliardo di dollari, vuole “globalizzarne i valori”.

Chissà cosa direbbe il reverendo Awdry dell'ultima rivoluzione politicamente corretta del suo trenino Thomas, trasformato in una ferrovia multiculti. Thomas è la locomotiva più famosa d'Inghilterra, l'azzurro trenino antropomorfo dalla faccia tonda nato nel poco sorridente Dopoguerra britannico dalla penna del reverendo anglicano Wilbert Awdry, e divenuto nei decenni un fenomeno da un miliardo di dollari l'anno. Il trenino Thomas è un brand per il target infanzia tra i più famosi e ricchi del mondo, con reti televisive che mandano continuamente gli episodi del cartone animato, e poi libri, album di figurine, pupazzi, uova di Pasqua, seggioline, ammennicoli, gadget di ogni genere (fatevi un giro su Amazon). Il successo del trenino Thomas non ha bisogno di spiegazioni per chiunque abbia un po' di dimestichezza con i bambini, ma anche no: il treno è un misterioso mezzo di trasporto che appassiona gli infanti (specialmente i maschi, e chissenefrega del gender), e sull'isola di Sodor – luogo di fantasia dove sono ambientate le avventure ferroviarie – tutto si svolge con la calma e la semplicità comprensibile per i bambini più piccoli. Ma già da qualche tempo i custodi dell'animazione corretta si lamentavano per il registro linguistico e i messaggi trasportati dal trenino Thomas: poco conformi ai valori dell'èra della globalizzazione.
Qualche giorno fa la Mattel, che è proprietaria del marchio Thomas and Friends dal 2011 ed è responsabile del boom universale del trenino, ha annunciato di voler espandere il proprio mercato aggiungendo 14 nuovi treni ai personaggi di base. Ci sarà Yong Bao dalla Cina, Carlos dal Messico, Raul dal Brasile, Ashima dall'India, eccetera. Quattro dei 14 saranno rigorosamente femmine. Treni politicamente corretti, un franchising in espansione, e un'idea originale che probabilmente non avrà più la stessa attrattiva per i bambini.
Ossessionato dai treni, nel 1945 il reverendo pubblicò il primo libro della sua serie sul tema ferroviario: "The Three Railway Engines" uscì subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale per la casa editrice Edmund Ward & Co., illustrato da William Middleton. Il secondo volume venne pubblicato esattamente un anno dopo, ed è in questo libro che fece il suo debutto il personaggio Thomas. Awdry continuò a pubblicare tutti e 26 i libri, con più di cinquanta milioni di copie vendute. Il vero successo però arrivò nel 1984, quando i produttori inglesi Britt Allcroft e David Mitton decisero di portare sul piccolo schermo le avventure dei trenini.
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È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.
