Il Vaticano come Arcinemico

Sarà deluso chi si chiedeva se Paolo Gabriele fosse davvero un ardito complottatore o un banale capro espiatorio. Quello che ci offrono è solo un povero peccatore di minuscoli peccati, non  il lucido congiurato che pensa al destino della chiesa nel mondo. Un peccatore pentito, da perdonare quanto prima”. La giustizia vaticana ha rinviato a giudizio un accusato, ha fatto sapere che continuerà le sue indagini, il quadro generale che emerge dalla vicenda è, se vogliamo, deprimente per chiunque abbia stima della chiesa cattolica.
14 AGO 12
Ultimo aggiornamento: 23:21 | 13 AGO 20
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Sarà deluso chi si chiedeva se Paolo Gabriele fosse davvero un ardito complottatore o un banale capro espiatorio. Quello che ci offrono è solo un povero peccatore di minuscoli peccati, non il lucido congiurato che pensa al destino della chiesa nel mondo. Un peccatore pentito, da perdonare quanto prima”. La giustizia vaticana ha rinviato a giudizio un accusato, ha fatto sapere che continuerà le sue indagini, il quadro generale che emerge dalla vicenda è, se vogliamo, deprimente per chiunque abbia stima della chiesa cattolica. Ma essere delusi dal fatto che il maggiordomo del Papa possa essere solo un mariuolo, è ben strano. Invece è deluso Adriano Prosperi, emerito storico dell’Inquisizione al quale, almeno quando scrive su Repubblica, un che di inquisitorio è rimasto appiccicato. Si duole che il “passato grande e terribile” della giustizia vaticana sia immiserito “in farsa” e ci sia una “lunga, morbida, ovattata prigionia” laddove un tempo si faceva “un uso terroristico di terribili forme di carcerazione preventiva”. Delude Prosperi che oggi la Città del Vaticano sia ridotta a una “fictio juris”, uno “stato senza vera Costituzione e senza un popolo”. Altro che la “faustiana grandezza” del passato. Bisogna fare un po’ d’ordine. E’ stato il pensiero-potere laico e anticlericale a smontare mattone per mattone, nei secoli, la chiesa come istituzione terrena. A partire dal suo potere di amministrare giustizia, come sanno i lettori del Prosperi storico. E decenni di cattolici progressisti hanno gioito di quel percorso. Ora, che da quelle stesse parti si esprima rammarico estetico, è curioso. La chiesa oggi è un potere minimo in balia di altri poteri e persino dei suoi camerieri. Gran brutto vedere. Ma ha ancora diritto di amministrare i suoi affari interni, di distinguere peccati e reati e, supremamente, di perdonare.
A Prosperi invece proprio questo dà fastidio: ma davvero si può chiudere così, chiede, con “una punizione che immaginiamo paternamente benevola” (preferiva il buon vecchio rogo?) “una sequenza di fatti che agitano da tempo non solo le coscienze dei cattolici… vicende di crimini come l’affaire Emanuela Orlandi, gli amori ed errori di padre Maciel, l’affare dei preti pedofili”? La congruenza non è il forte di Prosperi, ma peggio è il retropensiero secondo cui la sentenza non toglie “le nubi che avvolgono il Vaticano” e le “lotte di potere interne”. Poiché la colpevolezza del maggiordomo è “solo la pista iniziale: quella sbagliata”, Prosperi vorrebbe che al suo posto fosse processata la chiesa, forse anche il Papa, per il crimine generico e associativo di esistere ancora come istituzione, con le sue zone d’ombra. E forse pure per il potere di perdonare, invece di consegnare i camerieri al braccio secolare dei commentatori di Repubblica.