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Orgoglio italiano
Un affascinante viaggio alla scoperta dello storico veliero Vespucci
Una maestosa cattedrale di vele su cui si forgia il carattere e si addestra al meglio la crema della nostra Marina militare: oggi solca il mare come le top model che veleggiano sulle passerelle dell’alta moda
Helsinki, agosto di 60 anni fa. Il comandante della Nave Vespucci, nella tappa finlandese d’una tournée dell’imbarcazione in vari Paesi del mondo, fa un annuncio inaudito: il veliero uscirà dal porto l’indomani, alle 10, a vela! Il giorno dopo la banchina è stracolma di gente e di stampa, attirata dalla promessa d’un evento mai accaduto: nessun vascello di tali dimensioni ha mai guadagnato il mare aperto senza l’aiuto di rimorchiatori, visto che, tra l’altro, è necessaria anche una virata di 90 gradi. E poi l’incognita del vento, latitante fino alle 9, con preoccupazione crescente dell’equipaggio che alle 7,30 aveva già issato tutte le vele. Ma ecco che, pian piano, alle 9,15 una leggera brezza si fa avanti, sempre più decisa, le vele si gonfiano e alle 10 in punto si parte, la virata è perfetta, scoppiano gli applausi generali e la meraviglia dei media. Il temerario comandante italiano è una vecchia conoscenza dei finlandesi, 12 anni prima aveva vinto l’oro di vela alle Olimpiadi di Helsinki, categoria star: Agostino Straulino, plurimedagliata leggenda del velismo.
Il Vespucci (si chiama così, al maschile), nato nel 1931 a Castellammare di Stabia, è la più antica imbarcazione della flotta militare italiana ed è orfano d’un fratello gemello, il Colombo, che pur essendo anch’esso una nave a vela non armata, entrò nel computo delle riparazioni di guerra e nel 1949 si dovette cederlo, per puro schiaffo morale senza valore effettivo, all’Unione Sovietica, che nel giro di pochi anni lo distrusse.
Oggi il Vespucci solca il mare come le top model veleggiano sulle passerelle dell’alta moda, ben consapevole d’essere quel che nel 1962 gli comunicarono via radio dalla modernissima portaerei americana USS Indipendence, che l’aveva affiancato in mare: “You are the most beautiful ship in the world”. Ora, in occasione del suo secondo giro del mondo (2023-2025), è stata realizzata una eccezionale campagna fotografica sul veliero, sui suoi magnifici arredi interni, sulla vita di bordo, confluita nel volume di Scripta Maneant Amerigo Vespucci.
Orgoglio italiano, con efficace commento storico e didascalico dell’Ammiraglio Cristiano Bettini. Sfogliarlo significa per molti versi salire a bordo per una visita assai dettagliata; un fascino che contagia facilmente anche i profani poco avvezzi alle orzate, alle cazzature, alle abbisciature. Il gergo della marineria è fantastico, crea già da solo il senso di un mondo parallelo; eppure è tutto storia, tradizione, esperienza e precisione, non invenzione alla Harry Potter. Leggere in poltrona come gli allievi salgono dalle griselle sui pennoni per sbrogliare sul trevo dell’albero di maestra – dunque a un’altezza di varie decine di metri mentre la nave cavalca le onde – ben 345 metri quadrati di vela pesanti 600 chili, stimola la fantasia a sbrigliarsi, come fu per Salgari, narratore di imprese piratesche dal chiuso di casa. Ma il pensiero più avvolgente è quello della cooperazione dell’uomo col vento, un esempio di legame con la natura che sa più di amicizia e complicità che di bieco sfruttamento, anche se lo è; fendere l’acqua con un bastimento del genere (4.300 tonnellate a pieno carico) seguendo la rotta prescelta senza consumare energia, con la sola forza manuale e l’ausilio di 36 chilometri di cime e cavi, è performance ecologica superba, sebbene qui di green ci sia solo il “giardinetto”, il grazioso balcone aggettante a poppa dove son coltivate piante aromatiche per la mensa Ufficiali.
“Non chi comincia ma quel che persevera”, il motto del Vespucci inciso in vari punti della nave è la correzione che Leonardo avrebbe fatto al motto “Chi ben comincia è a metà dell’opera”. Sotto il cassero di poppa, nell’elegantissima Sala Consiglio, tutta foderata di fine boiserie, è appesa invece la preghiera del Marinaio, scritta nel 1901 da Antonio Fogazzaro e recitata all’ammainabandiera: “Salva ed esalta, nella Tua fede, o gran Dio, la nostra Nazione… Dà giusta gloria e potenza alla nostra Bandiera, comanda che le tempeste e i flutti servano a lei”. Su questo scafo di stile francese settecentesco, su questa maestosa cattedrale di vele, si forgia il carattere e si addestra al meglio la crema della nostra Marina militare che, se anche poi destinata a comandare navi a motore, riconosce nella vela, nel duello/duetto a mani nude col vento e col mare, la scuola migliore di tutte. “La navigazione ha contribuito a trasformare molti giovani in adulti solidi e autonomi più di quanto abbiano fatto il cricket o le lezioni di danza. E poi, se sei marinaio per un giorno, resti marinaio tutta la vita” (Jack London, scrittore e velista).