La scrittrice e i nuovi mostri americani. Parla Margo Jefferson

Trump, un tiranno come Putin. Musk, spregiudicato e spietato. La sinistra in crisi: anche i moderati devono alzare la voce. Chiacchierata con l'autrice statunitense, che in “Negroland” ha raccontato il privilegio di far parte della buona borghesia afroamericana
5 MAG 25
Ultimo aggiornamento: 08:56
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 Foto di Dave Sherrill su Unsplash

Sin da quando era bambina, Margo Jefferson non ha mai avuto paura di mettersi in discussione, e chi conosce la passione con cui esprime le proprie opinioni sa che questa forma di onestà intellettuale l’ha portata a decisioni sofferte, come quando ha scritto a proposito di Michael Jackson: l’orrore per le accuse di pedofilia non ha cancellato l’ammirazione per il talento dell’artista. E’ sempre l’onestà intellettuale a caratterizzare Negroland, nel quale ha raccontato il privilegio di far parte della buona borghesia afroamericana in un paese dove esistono tuttora abominevoli risacche di razzismo. Lucido e commovente, il libro vinse il premio Pulitzer nel 2015, ma era già da molto tempo che la Jefferson era diventata un punto di riferimento dell’intera comunità intellettuale americana, grazie a saggi nei quali è riuscita a mescolare la riflessione personale con l’analisi sociologica e politica. Quando l’ho invitata a parlare dell’America dei nostri giorni ha declinato l’intervista, ma poi mi ha telefonato, dicendomi “non posso tirarmi indietro”.
Avevo deciso di iniziare la nostra conversazione con Il nuovo colosso di Emma Lazarus, posto ai piedi della Statua della libertà, ma appena l’ho citato si è messa a recitarne i versi: “A me date i vostri stanchi, i vostri poveri / le vostre masse infreddolite desiderose di respirare libere / i rifiuti miserabili delle vostre spiagge affollate. / Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste…”. A quel punto è rimasta un attimo in silenzio, ha fatto cenno di “no” con il capo e poi ha commentato: “Questa Amministrazione sta andando deliberatamente in direzione opposta a quello che dovrebbe essere un nostro valore fondante. Dato che abbiamo fatto riferimento alla libertà voglio dirle questo: l’attuale presidente ne ha una nozione personale e corrotta, per lui significa libertà di essere un miliardario e controllare ognuno e ogni cosa. Di essere bigotti senza mettersi in discussione, di umiliare e far soffrire la gente”.
Come sta cambiando oggi il concetto di razza?
A questo riguardo il presidente ha già posto le fondamenta di quello che ha intenzione di mettere in atto, sostenendo che il razzismo non esiste, né è mai esistito in modo significativo, “correggendo” – cioè distruggendo – il maggior numero possibili di programmi e leggi promulgate per contrastare l’ingiustizia sociale, e prendendo di mira i neri e le altre minoranze di colore: sono considerati estranei e intrusi, e in quanto tali non hanno alcun diritto di poter essere rispettati negli Stati Uniti.
Che cosa sta accadendo invece per quanto riguarda il gender?
Qualcosa di analogo. La strategia è predisporre un tono: generare rabbia nei confronti delle donne e fare in modo che ciò divenga il terreno per attacchi specifici. Nascono così gli assalti ai diritti relativi all’aborto, i tagli ai programmi governativi di cui pagheranno le spese in particolari le donne e i bambini, come il Medicare. Il nostro presidente sta inoltre incoraggiando l’odio e la discriminazione nei confronti delle comunità Lgbt+, e un esempio dell’atmosfera di minaccia che lui predilige è evidente quando afferma: “Sarò il protettore delle donne, che a loro piaccia o no”. Sta trasformando la sua volgarità in linea di condotta, promuovendola a livello nazionale: basta guardare il parallelismo tra le restrizioni severe e gli attacchi sconsiderati ai quali stiamo assistendo.
Non crede che quanto sta avvenendo rappresenti una reazione volgare e brutale alle degenerazioni della cancel culture, la correttezza politica e il woke?
Capisco cosa intende, non parlerei però di degenerazione, ma di uso improprio.
E’ il primo presidente con una condanna penale, ma ciò è risultato assolutamente irrilevante per i suoi ammiratori ed elettori. Come mai?
Io lo considero il leader di una grande setta. I suoi modi, i suoi gesti, il suo stile eccitano gli accoliti, e lui riesce a dar loro l’illusione che siano potenti drammatizzando le loro angosce. E’ abilissimo inoltre nel farli sentire vittime. In particolare vittime di minoranze e di donne irreprensibili, che sono state private del posto che spetta loro in quanto donne americane bianche, cristiane ed eterosessuali. Un regno nel quale lui ha promesso che torneranno. Il linguaggio utilizzato è violento, ma anche questo sembra che arrechi successo. E’ un tipo di performance perfezionata nel tempo che va dal vaudeville all’orrore. Il personaggio interpretato è insieme un clown e un villain. Gli ammiratori definiscono il suo modo di governare “eccitante”: il governo come spettacolo multimediale.
In un’intercettazione diceva che non gli succederebbe nulla neanche se uccidesse qualcuno sulla Quinta Avenue. Anche questo fa parte dell’interpretazione di un ruolo?
Si tratta della sbruffonata di un bandito in un film. L’identificazione del mito americano del fuorilegge carismatico che la fa franca in ogni occasione. Credo invece che interpreti soltanto il commander in chief quando afferma che gli “Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia”, e di essere pronto a utilizzare ogni mezzo affinché divenga parte del paese. Mi chiedo come riusciremo a trasformare il nostro shock, il disgusto, la paura e la rabbia in comportamenti che possano bloccarne le azioni e far apparire le sue dichiarazioni demenziali e isteriche invece che coraggiose e impavide. J. D. Vance ha definito l’Europa parassita… L’Amministrazione si sta muovendo in direzione dell’alleanza con la Russia e quella dichiarazione rientra nel tentativo di giustificare qualunque azione dando sempre la colpa a qualcuno o a qualcos’altro. Trump e Vance hanno bisogno di umiliare i popoli, le nazioni e qualunque idea si opponga ai loro progetti, e l’Europa intimidisce. Io credo che il presidente e il suo vice rappresentino la quintessenza degli americani più detestabili, che sono sulla difensiva e in soggezione, e cercano invece di mostrarsi potenti e ineccepibili.
Ritiene che Trump rappresenti qualcosa di inevitabile nella storia americana o sia invece un’eccezione?
Rifletterei sul termine inevitabile: era certamente inevitabile per il paese l’essere messo alla prova da Trump o da un altro autocrate di questo genere. Per secoli i movimenti di estrema destra hanno avuto in questo paese un successo costante e autentico. Gli americani sono a proprio agio quando celebrano le parti migliori della loro storia, insistendo su un’innocenza che minimizza i momenti di crudeltà e ingiustizia. Dopo la sconfitta, il mondo liberal sembra essere assente o disorientato. La sinistra era convinta che il sistema di check and balance tra i diversi organi dello stato e alcuni pilastri del vivere civile avrebbero tenuto. Inoltre non si deve sottovalutare il fatto che sostanze e stile di questa Amministrazione sono veementi e violenti, ed è difficile controbattere.
Ritiene che un altro candidato avrebbe avuto più chances di Kamala Harris?
E’ avvenuto tutto troppo tardi: considerate le sue condizioni di salute, Biden si sarebbe dovuto dimettere molto tempo prima. Ma anche se le cose fossero andate così, non sono affatto sicura che Harris o qualunque altro candidato questa volta ce l’avrebbe fatta.
C’è qualcosa di cui la sinistra dovrebbe pentirsi o di cui è responsabile per il successo di Trump?
La sinistra è entrata in crisi, non solo in America, nel momento in cui ha accettato le regole del capitalismo, da quel momento per la destra è sempre stato tutto più facile. Tuttavia in questo caso stiamo parlando di una situazione nuova ed estrema, e credo che le diverse anime liberal avrebbero bisogno di un’alleanza più forte per sconfiggere Trump. Al di là delle differenze, credo che anche i più moderati debbano avere il linguaggio forte e sicuro che hanno Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez: c’è bisogno di mobilitarsi su tutti i fronti.
La maggioranza dei media è contro Trump, ma questo sembra che non abbia alcun effetto: come se lo spiega?
Trump utilizza i social media in maniera estremamente più efficace. Utilizza frasi semplici e semplicistiche che sono sempre gravide di provocazioni emotive. Ancora una volta si tratta di tecniche dello spettacolo nei confronti delle quali l’opinione pubblica è abituata e si sente a proprio agio, perché fanno parte del suo intrattenimento giornaliero. Tutto ciò lo rende ancora più pericoloso.
C’è qualcosa in Trump che lei ammira o rispetta? Gli riconosce qualche qualità?
Non c’è davvero nulla che ammiri o rispetti, ma non posso non riconoscere che ha un carisma più grande della vita.
Qual è il ruolo dell’intellettuale in questa America?
Essere onesto e mantenere la mente lucida. Evitare l’ipocrisia e continuare a realizzare ogni cosa possa scuotere la mente della gente, appassionandone i cuori e l’immaginazione. Io penso che l’unico evento che possa mettere in crisi questa Amministrazione sia un disastro economico.Probabilmente è vero. Ma credo che possa succedere anche nel caso di una crisi politica o ambientale che fa perdere agli americani le loro certezze e le loro sicurezze.
Cosa pensa della presenza di Elon Musk nel governo?
E’ un mostro. Crudele, spregiudicato e spietato. Non si può negare che sia anche un uomo di genio… La storia ci ha insegnato che si può essere entrambe le cose.
Insieme a Zuckerberg e altri miliardari è stato un finanziatore dei democratici fino alle elezioni di novembre. Ritiene che questo cambiamento sia solo opportunismo?
L’opportunismo non è mai qualcosa di semplice. Esistono molti tipi di avidità: quella finanziaria e quella per il potere, che è la versione politica di chi cerca di arrampicarsi socialmente. E poi c’è anche la competitività per chi riesce a conquistare l’approvazione del Big Boy.
Qual è la sua opinione sul rapporto fra Trump e Putin?
Io li considero due tiranni che ostentano il loro potere e godono di come la loro alleanza spaventi e infuri gran parte del mondo. Se non fosse tragico quello che sta accadendo, e non avessero ormai un’età considerevole, parlerei anche di caratteristiche attitudinarie di ragazzini viziati.
Come spiegherebbe il fenomeno Trump a un bambino di 10 anni?
Conosci qualcuno che si comporta come se fosse sempre meglio di chiunque altro? Che ama minacciare la gente per poter vincere ogni gioco e ogni discussione? Che è felice solo quando sta combattendo e vincendo? Ecco, Trump è questo tipo di uomo: parliamone per capire cos’è che rende così una persona, sia nel caso si tratti del bullo della scuola o del presidente.
Cosa prevede per il futuro dell’America?
Quello che disse Martin Luther King, poco prima di essere ucciso: “Abbiamo davanti a noi dei giorni difficili”. Non riesco a dire nient’altro.