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Mondi che si incontrano, le nuove geografie pop di Napoli Comicon
Non più solo fumetti, film e giochi. Esplorazione di un evento che sta diventando sempre di più un vero laboratorio di linguaggi, tra immaginari condivisi, contaminazioni inaspettate, crossover e nuove forme di racconto
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9 MAY 26
Cosa c’entra il mondo del fumetto con i viaggi? E quello della musica con la pittura? E l’esplorazione spaziale con la commedia? Per scoprirlo, potete gettare uno sguardo a Napoli Comicon. Giunto alla sua ventiseiesima edizione, è ormai fuori discussione come questo evento si confermi, di anno in anno, come uno degli osservatori più interessanti per capire in che direzione si stia muovendo la cultura pop contemporanea. Oltre ad aver raccolto 183 mila visitatori, 480 ospiti, 520 espositori e centinaia di eventi, Comicon è ormai da tempo anche un ecosistema molto più ampio rispetto ai soli fumetti, incarnando un’occasione in cui linguaggi diversi si incontrano e si trasformano a vicenda. Oltre ai mondi che hanno dialogato da sempre con la nona arte, come cinema, serie tv, videogiochi, animazione, cosplay e gioco, uno dei dati più significativi di questa edizione è però proprio quello che vede l’apertura verso territori solo in apparenza più lontani. Il programma, infatti, ha dato ampio spazio anche alla musica, alla scultura, all’arte visiva, alla performance, e perfino allo storytelling di viaggio e alle riflessioni sul modo in cui oggi raccontiamo luoghi, esperienze e identità.
Questo porta con sé il segno di un cambiamento profondo, che sta calando sempre di più la cultura pop nel presente facendola vivere non più solo dentro le opere, ma nei percorsi che queste stesse opere generano: tra incontri, community, contenuti, dibattiti, e soprattutto attraversamenti tra discipline. E, in questo senso, Comicon non è più soltanto una manifestazione dedicata all’intrattenimento: è un laboratorio di contaminazioni, dove una canzone può dialogare con una tavola disegnata, una scultura con l’immaginario del fumetto, un viaggio con le forme del film e dello storytelling. Facendo sì che l’essere “pop”, qui, non sia recepito come un’etichetta generica di leggerezza, quanto piuttosto come uno spazio di relazione, rendendo questo evento un territorio comune dove linguaggi diversi trovano un lessico condiviso.