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Exception culturelle: Le mani dei lepenisti sul cinema
Smantellare questo sistema sarebbe un’idea dissennata non solo dal punto di vista economico e sociale, ma anche identitario perché priverebbe la Francia di uno strumento di soft power che le permette di resistere all’egemonia di Hollywood
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12 MAY 26

Foto LaPresse
Parigi. L’“exception culturelle” nel cinema francese è una cosa seria, un sistema virtuoso di finanziamenti statali e agevolazioni fiscali che ha contribuito a trasformare la Francia in una terra promessa per i produttori cinematografici e televisivi di tutto il mondo, e soprattutto una fucina posti di lavoro. Smantellare questo sistema sarebbe un’idea dissennata non solo dal punto di vista economico e sociale, ma anche identitario perché priverebbe la Francia di uno strumento di soft power che le permette di resistere all’egemonia di Hollywood. Eppure c’è chi vorrebbe smontarlo pezzo per pezzo sostenendo che lo stato francese, fortemente indebitato, sperpera il denaro dei contribuenti finanziando il goscismo culturale sul grande schermo, pellicole “woke” che si rivelano poi flop al botteghino, mentre la gente sta male e deve scegliere se riempire il frigo o il serbatoio di benzina, e non tra l’ultimo film di Céline Sciamma o Ledj Ly: il Rassemblement national (Rn) ossia il partito dell’estrema destra francese.
Alla vigilia dell’apertura del 79esimo Festival di Cannes, una lunga inchiesta di Politico Europe firmata da Giorgio Leali racconta le paure del mondo cinéphile francese dinanzi alla prospettiva di una vittoria di Marine Le Pen o Jordan Bardella alle prossime elezioni presidenziali, perché nell’ultimo anno, dal partito della destra populista francese, si sono moltiplicate le minacce di tagli draconiani ai finanziamenti pubblici del cinema o comunque di un riorientamento delle sovvenzioni verso film ideologicamente più affini alle idee lepeniste. “Le persone del mondo del cinema vivono in un’altra realtà, non sono consapevoli dei problemi finanziari dei francesi”, ha detto a Politico Europe Philippe Ballard, uno dei deputati del Rn che guida la crociata volta a ridurre i finanziamenti statali al settore cinematografico. Lo scorso anno, durante il dibattito in Parlamento sulla legge del bilancio per il 2026, Ballard aveva presentato un emendamento per abolire i benefici fiscali concessi alle Società di finanziamento dell’industria cinematografica e audiovisiva (Sofica) che favoriscono la raccolta di fondi privati, giudicando “esorbitante” l’entità degli “incentivi agli investimenti privati nel cinema”. Ma è un altro emendamento, presentato sempre lo scorso anno dal deputato frontista Matthias Renault, ad aver suscitato una forte inquietudine tra gli addetti ai lavori: l’emendamento I-973 che mira a cancellare il Centre National de Cinématographie (Cnc), l’istituzione centrale del sistema, che finanzia l’intero ciclo di vita dei film, dallo sviluppo alla produzione, dalla distribuzione all’internazionalizzazione. L’emendamento è stato respinto dall’Assemblea nazionale, ma se il Rassemblement national si insediasse all’Eliseo l’idea verrebbe riproposta? “La principale battaglia ideologica condotta dalla destra populista consiste nell’affermare che la cultura è elitaria, creata dalle élite dei centri urbani che utilizzano i fondi statali per mettersi in mostra tra di loro, cosa che a nessun altro interessa”, ha dichiarato Charles Gillibert, produttore cinematografico a capo dei Films du Losange, la casa di produzione fondata dal regista della Nouvelle Vague Éric Rohmer. “Numerosi registi americani cercano di realizzare i propri film ottenendo finanziamenti dall’Europa, o addirittura producendoli in Europa. La Francia è al centro di questo sistema”, ha aggiunto Gillibert.
I registi, i produttori e gli attori intervistati da Politico Europe sostengono che l’offensiva di Rn affosserebbe un settore che, secondo una stima, ha generato nel 2022 un valore aggiunto di 12,6 miliardi di euro e dà lavoro a oltre 260 mila persone. “Le nostre priorità culturali devono essere ridefinite”, ha affermato il deputato del Rn Kévin Mauvieux durante il dibattito sul bilancio per il 2026. La Francia è un faro mondiale nel sostegno al cinema, con un sistema robusto e diversificato, che il Rassemblement national vuole spegnere.