La Galleria Borghese e l'Italia dei No che preferisce i bagarini per vedere Bernini

“Non capisco come ci si possa opporre senza nemmeno aver visto il progetto”. Parla Marco Lombardi, l’ad che vuole regalare un progetto per ampliare il museo

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19 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 10:45 AM
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L’Italia che si batte contro i treni, che vorrebbe rinunciare alla velocità del mondo moderno, l’Italia contro il ponte di Messina, contro gli inceneritori della spazzatura, quella stessa Italia che trent’anni fa a Roma si era opposta alla costruzione della teca di Richard Meier a protezione dell’Ara Pacis, la solita Italia dell’accidia e dell’immobilismo comiziante, è saltata sulla sedia per un concorso internazionale di idee su come far brillare ancora di più, allargandola, la Galleria Borghese, uno dei musei più belli del mondo. Una proposta di mecenatismo privato. “Vogliamo finanziare una gara d’architettura. Paghiamo noi, poi lo stato deciderà cosa farne. Vorrei che almeno, prima di darci degli ‘asini’ come ha fatto Tomaso Montanari, si giudichi quello che verrà fuori. Quando ci sarà”, dice Marco Lombardi, amministratore delegato di Proger, la società di ingegneria che ha avanzato questa idea, accettata dal comune di Roma, dal museo e dal ministero della Cultura, e che – per sapienza del destino – è anche un’azienda in questi mesi coinvolta nelle due uniche proposte di modernità che il nostro paese porta avanti con la speditezza di uno zoppo che corre: il Ponte sullo Stretto di Messina e l’inceneritore di Roma. La Galleria Borghese ha un problema noto: trecentosessanta persone ammesse alla volta, due ore per visita, centomila persone che ogni anno rinunciano, duecento opere che nessuno può ammirare perché chiuse nei depositi. 
Marco Lombardi ha cinquantasei anni, è lucano, ingegnere civile, e ha la pazienza di chi progetta cose complicate in mezzo mondo. Comincia dal principio. “Francesco Rutelli aveva due amici americani che volevano visitare la Galleria Borghese”, dice. “Ma poiché i biglietti per quel museo non si trovano, e l’attesa è di mesi, erano finiti dal bagarino” che a Roma, come capitava per il Colosseo diversi anni fa, è da sempre il parassita del sottosviluppo, il microrganismo e il fermento di una decomposizione culturale. Infatti Lombardi si ferma un momento mentre pronuncia la parola “bagarino”, come se la cosa gli sembrasse ancora incredibile. “Bernini, Caravaggio, Raffaello, i mosaici romani... e devi passare dal bagarino come allo stadio. Rutelli era sconvolto. Ne abbiamo parlato, siamo andati dalla direttrice della Galleria Borghese Francesca Cappelletti, e abbiamo cominciato a ragionare su cosa si potesse fare”. Rutelli, che di Roma è stato sindaco e dell’Italia ministro della Cultura e oggi presiede la divisione arte e cultura di Proger, scopre pure che ci sono almeno duecento opere che giacciono nei magazzini della Galleria e che nessuno può vedere perché il museo non ha spazio per esporle. Tra queste opere, ha raccontato ieri la direttrice del museo, c’è anche il “Ritratto di uomo” del Parmigianino. Così l’idea è semplice, almeno a parole: finanziare con circa un milione di euro un concorso internazionale di architettura, regalare il risultato al museo, lasciare allo stato la decisione su cosa farne. “Cosa c’è di più innocente, e forse anche di bello?”, si chiede Lombardi. Volete cementificare la Galleria Borghese? “Vogliamo chiamare i migliori architetti del mondo, come accadde al Louvre, come fu per il centro Pompidou”. E perché lo fate? “Perché investiamo sulla nostra reputazione. Si saprà che questo progetto l’abbiamo finanziato noi, e questo è il nostro ‘profitto’”. Sono state fatte insinuazioni sul vostro tornaconto. “Io certi tic ideologici non li capisco. In generale non capisco mai come sia possibile che ‘profitto’ diventi subito una parola sporca, e nel caso specifico non capisco come la generosità possa diventare un movente da smascherare. Proger è un’azienda sana, che guadagna e che può permettersi un’operazione come questa”. Su un giornale, sabato, abbiamo letto questa definizione di Proger: “Una società di Pescara”. Provinciale. Sconosciuta. Inadeguata. E Lombardi allora racconta che la sua azienda è nata a Pescara settant’anni fa, fattura duecento milioni di euro, ha settecento dipendenti e lavora stabilmente in Arabia Saudita da dodici anni, dove è advisor della Royal Commission “per il più grande programma di arte contemporanea negli spazi pubblici del mondo. Guardi, noi facciamo di tutto. Abbiamo lavorato agli impianti di areazione della Cappella Sistina, e siamo la società che dopo il crollo del ponte Morandi è stata chiamata a sorvegliare l’intera rete autostradale italiana”. E qui l’ingegner Lombardi si ferma di nuovo. “In Italia di solito veniamo chiamati quando si è rotto qualcosa. All’estero ci chiedono di pensare ai prossimi cinquant’anni”. E questo dice qualcosa, forse più sull’Italia che sull’azienda di Lombardi. Chissà.
La procedura prevede una preselezione, poi una fase anonima con cinque finalisti. “Preselezione entro luglio, progetti consegnati entro ottobre, vincitore entro Natale”. Il tutto regalato al museo, che deciderà se avviare l’iter – conferenza dei servizi, autorizzazioni, tutto il percorso che in Italia ha la velocità che ha. “Ma noi vorremmo consegnare il progetto vincitore come dono di Natale alla Galleria e alla città”, dice Lombardi. E mentre lo racconta pensiamo che, malgrado le proteste, malgrado la mobilitazione contundente dei professionisti dell’immobilismo, alla fine questo progetto si farà perché ha dalla sua un pezzo importante della sinistra. Rutelli, ma anche il sindaco Roberto Gualtieri e la presidente del consiglio comunale Svetlana Celli. Probabilmente solo la sinistra può sconfiggere quel conformismo che vorrebbe mettere sotto controllo la libertà e la modernità. E per un semplice motivo: quel conformismo è in gran parte di sinistra. Lombardi sorride. “Può darsi”, dice, con diplomazia. “Anche se a questa nostra idea si è opposto a priori pure Fabio Rampelli, che è un uomo di destra”. Poi dice una cosa che vale più di molte polemiche: che la Galleria Borghese, pur barocca, incarna lo spirito del Rinascimento – quell’idea che arte e tecnica e scienza fossero un unico impulso, un circuito in cui il progresso rifinanziava l’arte e l’arte alimentava il progresso. “Forse il nostro progetto non è poi così lontano da quelle idee. Un’azienda di ingegneri che finanzia un concorso d’architettura per una galleria d’arte. Scipione Borghese avrebbe capito”.