Cultura
l'intervista •
L’arte del videoclip resiste, e non sarà l’AI a farla fuori
Dalla chiusura di Mtv all’algoritmo poco premiante di YouTube: “Il settore è ancora una palestra formativa, e c’è ancora chi riesce a fare il salto verso il cinema”. Intervista ad Alessio Rosa, fondatore del Videoclip Italia Awards
28 MAG 26

Foto di Kyle Loftus su Unsplash
Poco prima di chiudere, il 31 dicembre 2025, Mtv ha trasmesso per l’ultima volta il videoclip di Video killed the radio star. Lo stesso con cui aveva aperto ufficialmente le danze nell’agosto di 44 anni prima: un’èra quasi geologica in cui il videoclip ha permesso al musicista di espandere il senso del brano e della sua estetica, prima di adattarsi agli schermetti del telefono. È lì che l’arte di mettere in scena la musica ha preso tutta un’altra direzione. Oggi il formato che aveva fatto grande quella tv è ancora vivo, ma ferito: dagli algoritmi, dai social, dall'AI e da un mercato che non sa più quanto vale un'immagine in movimento.“La grammatica delle stories, prima, e soprattutto quella dei reel, hanno davvero messo in crisi il consumo dei videoclip musicali”, dice al Foglio Alessio Rosa, che da anni approfondisce la materia nel suo blog Videoclip Italia, da cui nel 2022 è nato il Videoclip Italia Awards, premio nazionale fra i più importanti del settore, in programma il 29 maggio a Milano. Secondo lui, “la chiusura di Mtv ha un valore puramente simbolico rispetto alla situazione attuale del videoclip”. Anzi, "fa un certo effetto notare come, nonostante siano passati venti o più anni da quando guardavamo i videoclip in tv, l’associazione Mtv-videoclip fosse ancora così saldamente radicata nell’immaginario popolare globale".
I problemi più seri infatti non provengono dalla tv, ma da YouTube. “Ho la netta impressione che il suo algoritmo stia spegnendo il videoclip. Negli ultimi anni ha puntato tutto su contenuti brevi oppure sui long-form, lasciando così i videoclip e i suoi tre-quattro minuti in mezzo al guado", spiega Rosa. "Mentre nell’ambito musicale è stato affiancato e confuso con lyric video, visuals, cover videos”. Un eccesso di offerta con contenuti sempre più amatoriali e qualitativamente simili a un TikTok, più che a un mini film. Eppure il videoclip rende ancora abbastanza a chi ci investe. “Non esistono studi di settore in merito, ma è ragionevole ritenere che ancora oggi la spesa complessiva delle discografiche italiane sia tra i 2 e i 5 milioni di euro – spiega ancora –. Investimenti che tra l’altro possono beneficiare del tax credit”. Per quanto riguarda i ricavi, invece, l’ultimo report Fimi stima in 54,8 milioni di euro i proventi da streaming video digitale, in crescita quasi 4 per cento rispetto al 2024. Il consumo video in streaming rappresenta circa il 17 per cento del consumo totale, più del consumo audio in streaming a pagamento, che però apporta oltre 230 milioni di ricavi. Numeri tutt’altro che secondari, sottolinea Rosa, “e che giustificano a mio avviso chi considera oggi insufficienti i budget destinati ai videoclip”. Eppure, complice la bassa spinta che YouTube garantisce al settore, “tutti in ambito discografico lamentano che non ci sono più views e quindi non c’è più un ritorno sufficiente dai video musicali”, dice Rosa.
E se a lamentarsi è il rapper Salmo, fra i più noti e importanti sulla scena italiana, la crepa si trasforma presto in voragine. Dopo decenni di videoclip dalla forte connotazione cinematografica (nel 2023 scelse Dario Argento per dirigere un corto promozionale del suo album CVLT) per quello del brano Eclissi ha deciso di utilizzare al 100 per cento l’intelligenza artificiale. “L’AI permette di risparmiare molti soldi – ha scritto in un post in risposta alle critiche dei fan –. Per realizzare quel tipo di video avrei sicuramente speso 150 mila euro e più di 3 mesi di post produzione. Per cosa? Farlo vedere a poche persone”. Da qui, l’amara sentenza: “Diciamoci la verità, i videoclip musicali non se li caga più nessuno”.
Risparmio batte qualità? “Temo che molti nel settore discografico comincino a pensarla così”, commenta Rosa, secondo cui ragionare in questi termini “trasforma l’AI nel nuovo ‘me lo fa mio cugino’ e i risultati infatti sono per lo più ‘slop’, di bassa qualità. Incluso il video di Salmo”. Tuttavia, integrare l’AI nel proprio armamentario produttivo rimane un vantaggio, se si sa come usarla. “Il videoclip è sempre uno dei territori dove si sperimenta di più e prima. Già da anni flirta con questi strumenti e continuerà a farlo”, spiega Rosa. “Penso che nel breve termine gli approcci ideali saranno nell’ambito degli effetti speciali, con un effetto che spero democratizzante, e come strumento creativo da utilizzare con coerenza rispetto al progetto”. Qualche esempio? “La felicità e basta di Maria Antonietta e Colombre e People of the Moon, ultimo videoclip dei Nu Genea”.
Pur con i numeri più bassi, “il videoclip è ancora una palestra formativa per tanti giovani professionisti che si affacciano al mondo dell’audiovisivo, rimanendo uno dei medium privilegiati per entrare in questo mondo, migrando poi verso la moda, la pubblicità e più di rado la serialità e il cinema”. Qualcuno il salto verso il cinema l’ha fatto. “Da Francesco Lettieri agli YouNuts!, passando per le sortite solitarie (per ora) di Zavvo Nicolosi e Martina Pastori. Ce ne sono diversi in rampa di lancio. I talenti non mancano, lo posso assicurare”.