Cultura
Mahler a Santa Cecilia •
Currentzis tra mistica della direzione d’orchestra e funambolismo pop
Va riconosciuto al direttore il merito di aver avvicinato negli ultimi anni un pubblico più giovane, meno avvezzo alla musica classica. Ma questo non basta a giustificare una concezione interpretativa che finisce per collocarlo al centro di tutto relegando in secondo piano la partitura e le intenzioni del compositore
6 GIU 26

Foto di Utopia Press Office
Giacca smanicata e pantaloni attillatissimi: si presenta così Teodor Currentzis al pubblico della Sala Santa Cecilia di Roma, alla guida della sua Utopia Orchestra, impegnata in una tournée italiana che farà tappa anche a Bologna. La Sinfonia n. 1 di Mahler e il Concerto per violino di Alban Berg, con la norvegese Vilde Frang come solista, compongono il programma che da qualche mese il direttore greco-russo porta in giro per l’Europa.
Currentzis possiede un modo indubbiamente affascinante di intendere la musica, fatto di idee originali, qualche forzatura e una fisicità sospesa tra il rock e il funambolismo. Gli va riconosciuto il merito di aver avvicinato negli ultimi anni un pubblico più giovane, meno avvezzo a Mahler e, più in generale, alla musica classica. Ma questo non basta a giustificare una concezione interpretativa che finisce per collocare il direttore al centro di tutto, relegando in secondo piano la partitura e le intenzioni del compositore.
Quanto e fino a che punto un interprete possa intervenire sul testo musicale è questione dibattuta da sempre. Currentzis sceglie di muoversi agli estremi: esaspera le dinamiche, con fortissimi talvolta persino sgradevoli all’ascolto, e altera l’agogica fino a trasformare il movimento funebre del Concerto di Berg in una corsa incessante in avanti. Soprattutto, costruisce uno spettacolo accuratamente progettato. Le sezioni si alzano al passaggio della solista; lui sale e scende dal podio, dirige in mezzo ai musicisti e trascorre lunghi tratti del concerto dando le spalle a una parte consistente dell’orchestra. Ogni frase, ogni respiro, ogni sfumatura è accompagnata da un movimento. Il risultato, però, è una musica che appare intrappolata in una gestualità sovrabbondante, tra pose da cowboy e movenze da ballerino. Nella direzione d’orchestra, a ogni movimento corrisponde un evento sonoro; qui il gesto diventa invece il commento della musica, quasi una didascalia visiva. Talvolta in modo persino elementare: gli strumenti si alzano quando cresce l’intensità e tornano a sedersi quando questa si attenua.
Utopia è una “comunità creativa”, secondo la definizione dello stesso Currentzis: un gruppo di musicisti riuniti attorno a un progetto artistico comune. Non un’orchestra stabile, ma una formazione che si ricompone di volta in volta, con organici scelti personalmente dal direttore per ogni produzione. Un complesso che non ha nulla da invidiare alle grandi compagini internazionali e che si presta a questo teatro musicale, nel quale Mahler, Berg o Beethoven finiscono per diventare dettagli di un quadro più ampio, dominato dalla ricerca costante della stimolazione sensoriale.
E’ davvero questa l’idea di musica di Currentzis? Cercare anzitutto la pancia dell’ascoltatore e l’applauso fragoroso? A giudicare dall’entusiasmo della sala, la risposta sembrerebbe affermativa. Si comprende anche perché, nel corso della sua carriera, abbia diretto raramente orchestre diverse dalle proprie. Quest’anno era nel cartellone ceciliano, salvo poi cancellare l’impegno. L’unico modo per capire il vero valore di questo direttore sarebbe ascoltarlo con altri musicisti. Currentzis accetterà mai la sfida?