Il divorzio tra il MAXXI e Francesco Stocchi

Il direttore artistico scelto dal ministro Alessandro Giuli tramite una selezione internazionale va via con molto anticipo. Idee di governance e il destino ibrido dei musei

9 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 09:44
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ANSA

Il MAXXI ringrazia Francesco Stocchi per il suo percorso alla direzione artistica, che proseguirà fino alla fine di giugno 2026. In un clima di reciproca valorizzazione dell’esperienza condivisa, il MAXXI e Francesco Stocchi hanno maturato la decisione di non procedere con un nuovo mandato”. “Sono grato al MAXXI e a tutto il team per il percorso condiviso in questi anni e per l’opportunità di contribuire alla vita di un’istituzione così centrale per il contemporaneo, accompagnandone una fase di ricerca e trasformazione”. Quando un comunicato condiviso suggella in toni pacati una separazione consensuale, significa che sotto le forme sono bruciate parole, punti di vista e interpretazioni dei propri ruoli importanti. Francesco Stocchi, solido profilo internazionale di curatore di arte moderna e contemporanea, è anche curatore dal 2020 del Foglio Arte. Nella sua parte di comunicato ha voluto uscire dalla forma: “Curare la programmazione di un museo equivale a tracciare la rotta di un viaggio collettivo. E’ un compito che richiede responsabilità e visione, delineando una traiettoria capace di tenere insieme l’ambizione culturale, il rigore scientifico e l’apertura alla pluralità dei pubblici”.
Gli addii, e i probabili cambi di rotta del museo-cattedrale di Zaha Hadid – per ora non è indicato se sarà scelto un nuovo direttore artistico esterno o se si procederà per vie interne – non sono tragedie. Però in qualche caso, e questo sembra esserlo, sono occasioni per riflettere più in grande sulla natura dei musei, sul loro destino e ruolo pubblico. E in un paese complicato come l’Italia – l’Italia culturale non fa eccezione – anche sui modi scricchiolanti della governance pubblica. Stocchi era stato scelto tramite una selezione internazionale a chiamata da Alessandro Giuli, tre anni fa presidente della Fondazione MAXXI. Un mandato di 5 anni, periodo ragionevole per realizzare un percorso. (Di solito, in questi casi, diventa un 5 + 5). Quello nato per essere il più importante museo statale di arte contemporanea in Italia aveva bisogno di trovare una vera identità e una linea artistica coerente. Il passaggio di Giuli al Collegio Romano ha comportato formalmente il decadimento del mandato di Stocchi come direttore artistico; la nuova presidente della Fondazione, Maria Emanuela Bruni, aveva optato per una soluzione ponte di un solo anno, un dimezzamento, che scade ora.
Quella di ieri è solo la certificazione di una rottura già sancita. Determinata non certo dalle capacità di ognuno, ma da una governance duale e ibrida, diversa dalla direzione (autonoma) dei grandi musei nazionali. Del resto il MAXXI è un museo ibrido, senza collezioni permanenti, di fatto uno spazio di programmazione. Emanuela Bruni ha un profilo e un intendimento diverso da quello che aveva animato il breve indirizzo di Giuli, riconosce che Stocchi ha “contribuito a una visione rinnovata degli spazi del Museo” – la nuova hall-spazio pubblico, l’intervento green all’esterno del paesaggista Bas Smets. Ma allo stesso tempo, punta a un museo che porti un pubblico più ampio, anche attraverso mostre o eventi non strettamente legati all’arte come la moda.
Tempo fa Stocchi rifletteva sul fatto che i musei stanno vivendo “un periodo crisi identitaria, una crisi che trovo feconda, in bilico tra vocazione educatrice e apertura verso pubblici più ampi”. E’ giusto pensare ai musei, soprattutto di caratura architettonica come il MAXXI “come luoghi unici, da abitare”. Ma la differenza la fanno i linguaggi. Comprensibile che un curatore d’arte veda con meno entusiasmo mostre pur di successo come “Memorabile. Ipermoda” del 2024. Né tantomeno lo sbarco il prossimo anno delle celebrazioni – già confermate per marzo 2027 – dei cinquant’anni di carriera di Vasco Rossi. Certo, i musei devono moltiplicare le specializzazioni e contribuire alla propria sostenibilità, ma programmare mostre di grande respiro internazionale richiede ormai anni. Che un museo ibrido come il MAXXI non ha sempre a disposizione. Il cambio di direzione servirà a decidere la strada da intraprendere. Stocchi curerà una mostra già in cantiere per l’autunno, è ancora dubbio se continuerà da esterno a seguire altri progetti.