Cultura
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Oggi Papa Leone XIV inaugura l'elemento che fa della Sagrada família la chiesa più alta del mondo
L'opera di Chiara Curti ci porta proprio nel cantiere, nei rapporti con gli operai e nella storia della cattedrale simbolo di un popolo. Una lettura per celebrare l'inaugurazione della Torre di Gesù
10 GIU 26

Foto LaPresse
Il 10 giugno 1926 Antoni Gaudí muore, tre giorni dopo essere stato travolto da un tram per le vie di Barcellona. Il 10 giugno 2026 Papa Leone XIV inaugura la Torre di Gesù, che fa della Sagrada família la chiesa più alta del mondo. Nel secolo intercorso, l’architetto Gaudí è assurto a fama indiscussa. Ma l’uomo Gaudí è rimasto un po’ nell’ombra, spesso oscurato da “biografie novellate in cui si insinua che fosse omosessuale, perché poco fortunato nelle relazioni con le donne; che fosse ecologista, concetto estraneo alla sua epoca; che fosse massone, sulla base di interpretazioni malevole di alcuni dettagli della sua opera; ma anche un fanatico fondamentalista cristiano”, scrive Chiara Curti in Gaudí vivo (ed Ares). Letture costruite per lo più a tavolino, col pretesto che nel 1936 lo studio Gaudí venne incendiato dai rivoluzionari della Federación Anarquista Iberica, così che moltissima documentazione andò perduta: “Questo episodio diventa l’argomento decisivo: i documenti non esistono. Di qui una giustificazione implicita della disattenzione verso i documenti originali conservati altrove, dati spesso per inesistenti”.
La strada intrapresa da Chiara Curti è diametralmente opposta: “Il metodo utilizzato è stato quello dell’amore. Perché solo quando si ama una persona la si conosce davvero”. L’amore di Chiara per Gaudí comincia al tempo della tesi di dottorato, e l’ha portata fino a insegnare alla facoltà Antoni Gaudí di Barcelona e a sedere accanto Jordi Faulí, architetto capo della Sagrada, nella conferenza che ha inaugurato l’anno dedicato all’architetto catalano. Nel frattempo, Chiara ha raccolto una mole impressionante di testimonianze di ogni genere, che le permettono di tracciare la fisionomia di Gaudí in modo decisamente più ricco di qualunque studio apparso finora.
Quando non è in giro per la campagna, Antoni è a lavorare nella bottega del padre, calderaio, dove “il gesto che piega il metallo introduce il piccolo a un mondo dove c’è poco spazio per la teoria pura, mentre scopre la bellezza delle forme curve e del lavoro manuale”. Troviamo poi il giovane Gaudí all’università, dove comincia subito a mostrare la sua assoluta originalità, tanto che i professori si chiedono “se stessero laureando un genio o un pazzo”. Pochi mesi dopo il Comune gli affida il suo primo incarico, e Gaudì si trova proiettato nella Barcellona che conta. Ma non dimentica le sue origini operaie, anzi le rivendica orgogliosamente. E comincia subito a mostrare la sua generosità: agli amici che lo ospitano regala “un belvedere, una fonte, una grotta, e così via. Opere senza firma, ma difficili da non riconoscere come sue”, mentre comincia a progettare e realizzare gli edifici che gli daranno la fama. Arriva quindi l’incarico della vita, la Sagrada Família. E qui Curti ci porta all’interno del cantiere, nei rapporti con gli operai e anche nei quartieri popolari che intanto stanno crescendo intorno alla chiesa, dove Gaudì si reca spesso, aiuta, consiglia, diventa una figura amata e ricercata. Fino all’ultimo decennio della sua vita, quando la Barcellona che conta gli volta le spalle, perché “che un uomo giunto alla massima fama vivesse come e con i poveri della città non piaceva”. Ma al funerale ci sono tutti, ricchi e poveri, a decine di migliaia. “Il 10 giugno 1926, il Tempio espiatorio della Sagrada Família cessò di essere il sogno di un uomo solo alla periferia di Barcellona e divenne l’opera di un popolo”.