Cultura
I Papi della settimana •
Pontefici travagliati: dal forzato Vigilio a Leone III
In pochi decenni, si era in qualche modo capovolta la situazione: colui che era stato regolarmente eletto alla guida della Chiesa di Roma non doveva più attendere il permesso dell’imperatore per esercitare pienamente la propria autorità
12 GIU 26

Leone III lasciato morente sul ciglio della strada. Foto Wikimedia Commons
7 giugno 555. Morì Vigilio. Era stato indicato come proprio successore da Papa Bonifacio II, che poi revocò la designazione. Vigilio divenne comunque Papa, ma solo cinque anni più tardi e dopo che sulla cattedra di Pietro si erano succeduti altri tre Papi. L’ultimo, Silverio, fu costretto ad abdicare nel 536, episodio consumato in una stanza della residenza del generale bizantino Belisario, con la moglie Antonina distesa nel letto e un suddiacono che strappò al Pontefice il pallio e lo rivestì con una tonaca monastica. Vigilio venne in seguito eletto e riconosciuto dalla maggioranza del clero; i contrastati rapporti con la sede imperiale lo videro anche portato a forza a Costantinopoli e la morte lo colse in Sicilia durante il viaggio di ritorno a Roma. Aveva tuttavia ottenuto da Giustiniano un documento di singolare importanza, la Prammatica sanzione, che concedeva nuovi poteri civili al Papa, ma prevedeva che la sua elezione dovesse venir confermata dall’imperatore (a Costantinopoli e non più a Ravenna) per essere valida. Prima conseguenza fu l’allungarsi della durata della Sede vacante: fino a quel momento non aveva di norma superato le due settimane, dalla morte di Vigilio fino alla fine del VII secolo ci furono lunghissimi periodi durante i quali il Papa regolarmente eletto, ma ancora privo della conferma imperiale, non poteva esercitare le proprie funzioni.
12 giugno 816. Morì Papa Leone III. Appena eletto inviò al re dei Franchi, Carlo Magno, il decreto di elezione. Ebbe subito molte difficoltà per l’ostilità del partito avverso, che ordì un complotto contro di lui nel 799: assalito da armati e ferito gravemente mentre si cercava di cavargli gli occhi e tagliargli la lingua, il disgraziato Pontefice fu infine imprigionato, ma riuscì a fuggire raggiungendo la corte di Carlo. L’anno successivo, Carlo stesso giunse a Roma per sostenere Leone ma anche per indagare sull’attentato. Non potendo il papa, secondo giuristi e consuetudine, essere giudicato da alcun tribunale, Leone si risolse a discolparsi attraverso un solenne giuramento, che avvenne il 23 dicembre 800. Fu in quel clima che, due giorni più tardi, nel giorno di Natale, avvenne in San Pietro il celebre episodio dell’incoronazione di Carlo Magno come “augusto e imperatore”, dando così inizio alla rinascita dell’impero in occidente, quello che sarà chiamato sacro e romano. Se l’iniziativa fosse stata del Papa o del re non si sa con precisione, ma certo nell’immaginario collettivo (e storiografico!) rimase impresso il gesto di un Pontefice che poneva la corona sul capo di un imperatore inginocchiato davanti a lui; il fatto, ripetuto con costante caparbietà dai successori di Leone con i successori di Carlo, finì col creare l’idea che era il Papa a fare l’imperatore. In pochi decenni, si era in qualche modo capovolta la situazione in cui un Papa regolarmente eletto doveva attendere il permesso imperiale per essere consacrato.