Cultura
la domanda di partecipazione •
L'editore di Settecolori non sottoscrive il patentino di Più libri più liberi e ci spiega perché. La lettera
Manuel Grillo non firma la clausola sull'antifascismo richiesta dall'Aie per partecipare alla fiera romana. Non è distacco dalla Costituzione, dice, ma la convinzione che rispettarla basti per partecipare legittimamente. A difenderlo, anche il suo catalogo: da Rebatet a Weiss

L'edizione 2024 della fiera nazionale della media e piccola editoria Più libri più liberi, nella Nuvola all'Eur di Roma (Ansa/Riccardo Antimiani)
Manuel Grillo è amministratore unico di Edizioni Settecolori - I Due Stendardi S.r.l., piccola casa editrice indipendente con sede a Milano, nata nel 2023 e oggi tra le realtà più seguite del panorama editoriale italiano. Socio dell'Associazione Italiana Editori, Grillo ha presentato la domanda di partecipazione di Settecolori a Più libri più liberi 2026, prevista a Roma per il prossimo dicembre, precisando di non aver sottoscritto la clausola del modulo di adesione che richiede agli editori una dichiarazione di antifascismo come condizione di accesso alla manifestazione. Una scelta che, sottolinea, non rappresenta alcuna presa di distanza dalla Costituzione o dall'ordinamento democratico: al contrario, nasce dalla convinzione che il rispetto della Costituzione e delle leggi della Repubblica costituisca presupposto necessario e sufficiente per la partecipazione a una manifestazione culturale e professionale, senza bisogno di adesioni dichiarative ulteriori, quale ne sia il contenuto.
A dare forza alla posizione di Settecolori è anche il suo catalogo. Da un lato, nel 2021 ha pubblicato I due stendardi di Lucien Rebatet, opera monumentale e controversa per la biografia dell'autore, ma considerata da George Steiner tra i capolavori segreti della letteratura moderna, spesso accostata per ambizione e forza narrativa a Viaggio al termine della notte di Céline: un libro costruito su un triangolo amoroso nella Lione degli anni Venti, attraversato da musica, arte, fede e perdita della fede. Dall'altro L'estetica della resistenza di Peter Weiss, tra i romanzi europei più importanti del secondo Novecento, dedicato alla resistenza antifascista, alla lotta di classe e al rapporto tra arte, storia e impegno civile, di prossima pubblicazione per Settecolori. Una linea editoriale che ha portato la casa editrice, tra oltre 1.200 editori presenti al Salone Internazionale del Libro di Torino, alla selezione per il Premio Ernesto Ferrero, dedicato alle realtà più innovative dell'editoria italiana. "Non credo sia un caso", ci dice Grillo. "È il riconoscimento di un lavoro che non segue le mode del momento né le convenienze ideologiche, ma cerca di pubblicare i libri che meritano di essere pubblicati, indipendentemente dalla loro collocazione nel dibattito culturale o politico. Credo che sia anche una delle ragioni del crescente successo della nostra casa editrice e della fiducia che sempre più lettori ci accordano. Questi due libri, così lontani tra loro per storia, sensibilità e orizzonte politico, spiegano meglio di qualunque formula quale sia il compito di un editore: non certificare appartenenze, ma pubblicare opere di valore, anche quando sono difficili, scomode, contraddittorie o non riconducibili a una sola parte". E aggiunge: "Per questo ritengo completamente sbagliata la scelta dell’Associazione Italiana Editori. Non per ciò che dichiara di voler difendere, ma per il metodo che introduce: l’idea che l’accesso a una fiera del libro possa dipendere da una preventiva dichiarazione di conformità ideologica. È un precedente pericoloso per la cultura e per la democrazia italiana. Oggi si chiede una dichiarazione di adesione a un principio ritenuto giusto. Domani il principio potrebbe essere un altro. La libertà, però, resta la stessa: non si certifica, non si concede e non si pretende per firma. Si esercita".
"Una fiera che si chiama Più libri più liberi dovrebbe sapere che la libertà non si attesta con un timbro", aveva già dichiarato Grillo nei giorni scorsi. "I libri, quelli, parlano. Le patenti morali o ideologiche, no".
A dare forza alla posizione di Settecolori è anche il suo catalogo. Da un lato, nel 2021 ha pubblicato I due stendardi di Lucien Rebatet, opera monumentale e controversa per la biografia dell'autore, ma considerata da George Steiner tra i capolavori segreti della letteratura moderna, spesso accostata per ambizione e forza narrativa a Viaggio al termine della notte di Céline: un libro costruito su un triangolo amoroso nella Lione degli anni Venti, attraversato da musica, arte, fede e perdita della fede. Dall'altro L'estetica della resistenza di Peter Weiss, tra i romanzi europei più importanti del secondo Novecento, dedicato alla resistenza antifascista, alla lotta di classe e al rapporto tra arte, storia e impegno civile, di prossima pubblicazione per Settecolori. Una linea editoriale che ha portato la casa editrice, tra oltre 1.200 editori presenti al Salone Internazionale del Libro di Torino, alla selezione per il Premio Ernesto Ferrero, dedicato alle realtà più innovative dell'editoria italiana. "Non credo sia un caso", ci dice Grillo. "È il riconoscimento di un lavoro che non segue le mode del momento né le convenienze ideologiche, ma cerca di pubblicare i libri che meritano di essere pubblicati, indipendentemente dalla loro collocazione nel dibattito culturale o politico. Credo che sia anche una delle ragioni del crescente successo della nostra casa editrice e della fiducia che sempre più lettori ci accordano. Questi due libri, così lontani tra loro per storia, sensibilità e orizzonte politico, spiegano meglio di qualunque formula quale sia il compito di un editore: non certificare appartenenze, ma pubblicare opere di valore, anche quando sono difficili, scomode, contraddittorie o non riconducibili a una sola parte". E aggiunge: "Per questo ritengo completamente sbagliata la scelta dell’Associazione Italiana Editori. Non per ciò che dichiara di voler difendere, ma per il metodo che introduce: l’idea che l’accesso a una fiera del libro possa dipendere da una preventiva dichiarazione di conformità ideologica. È un precedente pericoloso per la cultura e per la democrazia italiana. Oggi si chiede una dichiarazione di adesione a un principio ritenuto giusto. Domani il principio potrebbe essere un altro. La libertà, però, resta la stessa: non si certifica, non si concede e non si pretende per firma. Si esercita".
"Una fiera che si chiama Più libri più liberi dovrebbe sapere che la libertà non si attesta con un timbro", aveva già dichiarato Grillo nei giorni scorsi. "I libri, quelli, parlano. Le patenti morali o ideologiche, no".
Pubblichiamo di seguito la lettera con la quale Grillo ha accompagnatola domanda di partecipazione di Settecolori all'edizione di quest'anno di Più libri più liberi e motivato la propria scelta.
* * *
Oggetto: Domanda di partecipazione a Più libri più liberi 2026 - riserva sulla clausola contenuta nel modulo di adesione
Gentili,
con la presente trasmetto la domanda di partecipazione di Edizioni Settecolori alla prossima edizione di Più libri più liberi 2026.
Contestualmente, desidero precisare di non aver sottoscritto la clausola del modulo che richiede una dichiarazione concernente l’antifascismo quale condizione per la partecipazione alla manifestazione.
Tale scelta non deve essere in alcun modo interpretata come una presa di distanza dalla Costituzione della Repubblica o dall’ordinamento democratico italiano. Al contrario, essa nasce dal convincimento che il rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato costituisca il presupposto necessario e sufficiente per l’esercizio di ogni attività lecita e per la partecipazione a una manifestazione culturale e professionale.
L’ordinamento costituzionale italiano è fondato sul principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione, sulla libertà di associazione garantita dall’articolo 18, sulla libertà di manifestazione del pensiero tutelata dall’articolo 21, sulla libertà della cultura e dell’attività intellettuale riconosciuta dall’articolo 33 e sulla libertà dell’iniziativa economica privata prevista dall’articolo 41.
Tali principi trovano il loro fondamento comune nel pluralismo che caratterizza la democrazia costituzionale italiana. La Costituzione garantisce la convivenza di opinioni, sensibilità culturali e orientamenti differenti all’interno del perimetro della legalità repubblicana, senza richiedere ai cittadini, alle associazioni o alle imprese la sottoscrizione di dichiarazioni di adesione a determinate posizioni come condizione per l’esercizio di diritti o attività lecite.
È significativo osservare che il termine “antifascismo” non compare nel testo della Costituzione della Repubblica Italiana. La Costituzione contiene invece una precisa disposizione normativa, la XII Disposizione transitoria e finale, che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. Il rispetto di tale precetto, come dell’intero ordinamento costituzionale, si realizza attraverso l’osservanza della legge e delle istituzioni repubblicane.
In qualità di socio dell’Associazione Italiana Editori, rilevo inoltre come la clausola introdotta per l’edizione 2026 appaia difficilmente conciliabile con l’impostazione storicamente seguita dall’Associazione, con le pubbliche dichiarazioni rese dalla sua Presidenza e con i requisiti che hanno disciplinato sino ad oggi l’adesione associativa e la partecipazione alla manifestazione.
In occasione delle polemiche sorte durante l’edizione 2025 di Più libri più liberi, il Presidente dell’AIE, Innocenzo Cipolletta, affermò infatti che la manifestazione dovesse essere «la casa di tutti gli editori italiani, indipendentemente dalla loro linea politica, editoriale e culturale», richiamando il principio del pluralismo e il rifiuto di ogni forma di censura.
Rilevo inoltre come tale requisito non costituisse condizione né per l’adesione all’Associazione Italiana Editori né per la partecipazione alle precedenti edizioni della manifestazione, alle quali Edizioni Settecolori ha regolarmente preso parte.
L’introduzione di una dichiarazione ulteriore rispetto ai requisiti sino ad oggi richiesti rappresenta pertanto un elemento di novità che incide sulle modalità di accesso alla principale manifestazione organizzata dall’Associazione.
Proprio per tale ragione ritengo legittimo evidenziare come l’adesione all’AIE e la partecipazione alle precedenti edizioni della fiera siano sempre state fondate sul rispetto dello Statuto associativo, del regolamento della manifestazione e dell’ordinamento giuridico della Repubblica, senza che fosse richiesta la sottoscrizione di ulteriori dichiarazioni quale condizione di ammissione.
Anche sotto questo profilo, ritengo che il rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato rappresenti il presupposto necessario e sufficiente per la partecipazione alla vita associativa e alle iniziative promosse dall’Associazione.
Proprio alla luce di tale impostazione, ritengo che il rispetto della Costituzione e delle leggi della Repubblica debba costituire l’unico criterio rilevante ai fini della partecipazione alla manifestazione. Una fiera del libro, per sua natura, dovrebbe rappresentare uno spazio aperto al confronto culturale e alla pluralità delle idee, nel rispetto dell’ordinamento giuridico vigente.
Vi è inoltre una ragione di carattere generale che mi induce a formulare la presente riserva.
Le associazioni di categoria sono chiamate a rappresentare soggetti accomunati dall’esercizio della medesima attività professionale, indipendentemente dalle rispettive convinzioni culturali, religiose, filosofiche o politiche, purché legittime e conformi all’ordinamento della Repubblica.
Per tale ragione ritengo che il criterio fondamentale debba restare quello del rispetto della legge. L’introduzione di dichiarazioni ulteriori quale condizione di partecipazione rischia infatti di introdurre un principio diverso, secondo il quale l’accesso a una manifestazione professionale non dipende più esclusivamente dalla conformità all’ordinamento giuridico, ma anche dall’adesione a formulazioni valoriali individuate dall’organizzatore.
La mia preoccupazione riguarda soprattutto il precedente che tale impostazione potrebbe determinare. Una volta superato il criterio della mera legalità, diventa inevitabilmente più incerto il confine tra requisiti oggettivi di partecipazione e valutazioni relative alle convinzioni, alle sensibilità culturali o agli orientamenti ideali dei singoli associati.
Desidero inoltre precisare che la presente riserva non dipende dal contenuto specifico della dichiarazione richiesta. La mia posizione sarebbe la medesima qualunque fosse il principio, il valore o la convinzione oggetto della sottoscrizione.
Ritengo infatti che un’associazione di categoria e una manifestazione professionale debbano fondarsi esclusivamente sul rispetto della Costituzione e delle leggi della Repubblica, senza richiedere ai partecipanti adesioni dichiarative ulteriori. Per questa ragione, qualora in futuro venisse richiesto agli editori di sottoscrivere dichiarazioni concernenti altri principi, valori, orientamenti culturali, filosofici, religiosi o politici, formulerei la medesima riserva.
Ciò che considero non negoziabile non è il contenuto di una singola dichiarazione, ma il principio secondo cui l’accesso a una manifestazione culturale e professionale deve dipendere esclusivamente dal rispetto dell’ordinamento giuridico e dei requisiti oggettivi previsti dal regolamento, e non dall’adesione formale a enunciazioni ulteriori.
Proprio per tutelare il pluralismo che caratterizza il mondo editoriale, ritengo che un’associazione di categoria debba mantenere una rigorosa neutralità rispetto alle idee, alle tradizioni culturali e alle sensibilità legittimamente rappresentate dai propri associati. Il compito di un’associazione è garantire pari dignità e pari rappresentanza a tutti gli operatori che agiscono nel rispetto della legge, non distinguere tra essi sulla base di adesioni dichiarative a principi o valori ulteriori rispetto a quelli già imposti dall’ordinamento.
È precisamente questa neutralità che consente a editori diversi per storia, cultura, impostazione intellettuale, sensibilità religiosa o orientamento ideale di riconoscersi nella medesima organizzazione di categoria e di partecipare alle sue iniziative in condizioni di effettiva uguaglianza.
La presente riserva non riguarda dunque i principi costituzionali della Repubblica, che considero pienamente vincolanti e non negoziabili, bensì l’opportunità di subordinare la partecipazione a una manifestazione culturale alla sottoscrizione di una dichiarazione ulteriore rispetto agli obblighi già previsti dall’ordinamento.
L’ordinamento repubblicano non richiede ai titolari delle più alte cariche dello Stato una dichiarazione di adesione all’antifascismo. Il Presidente della Repubblica, i Ministri e gli altri titolari di funzioni pubbliche prestano invece giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione. Ciò conferma come il fondamento dell’ordinamento risieda nel rispetto delle sue norme e delle sue istituzioni.
Per tali ragioni ho ritenuto di presentare la domanda di partecipazione omettendo esclusivamente la sottoscrizione della suddetta clausola, confidando che la stessa venga valutata sulla base dei requisiti oggettivi previsti dal regolamento della manifestazione e nel rispetto dei principi di pluralismo culturale, libertà editoriale e libertà di espressione che costituiscono il fondamento stesso dell’attività editoriale.
Confidando in un positivo accoglimento della domanda, porgo i miei più cordiali saluti.
Manuel Maria Grillo
Amministratore Unico
Edizioni Settecolori – I Due Stendardi S.r.l.
Socio AIE
Amministratore Unico
Edizioni Settecolori – I Due Stendardi S.r.l.
Socio AIE
