Comici al potere, bene o male. Le “rivoluzioni immaginarie” raccontate da Graziani

Le rivoluzioni, così come i colpi di stato, appaiono utopiche e buffe tutte le volte che non si compiono. Un libro che restituisce con pienezza di sguardo le possibilità imprevedibili del fare politica

27 GIU 26
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La politica nella sua arte così come nella sua pratica – così tanto detestata dalla vox populi – offre anche alle più improbabili figure una possibilità, un trampolino o nelle migliori occasioni un predellino con cui provare ad ammantare di realtà anche le proposte più impensabili così come le promesse più scombiccherate. Ed è proprio in quello stretto rapporto alle volte esaltante e altre volte – più spesso – deprimente, tra sogno e realtà che prende forma l’assurdo nella politica. Un catalogo quello ora presentato da Graziano Graziani in Storia delle rivoluzioni immaginarie (Quodlibet, 266 pp., 16 euro) che restituisce con pienezza di sguardo le possibilità imprevedibili del fare politica. Se una volta era la scuola a fare il politico – su tutte la tanto decantata scuola delle Frattocchie (ma non era certo da meno quella della Camilluccia) – oggi è l’improvvisazione, il coup de théâtre, a plasmare l’azione politica sempre in tragico equilibrio tra il colpo di fortuna e il fenomeno da baraccone.
Così se fino a pochi anni fa l’eclettico, il bizzarro o più semplicemente lo spostato rappresentava la virgola, l’eccezione all’interno di un sistema, a partire dalla candidatura alle presidenziali del 1981 di Coluche, nata con l’obiettivo di dissacrare il potere politico conficcandosi nella lotta tra Valéry Giscard d’Estaing e François Mitterrand, ecco che lo strambo, il clown diviene di fatto un elemento strutturale e la cosa accade in due movimenti distinti, molto distinti tra loro. Da un lato il Movimento 5 stelle guidato dal comico-fustigatore della politica e della società civile, ma pur sempre comico Beppe Grillo, e dall’altro Volodymyr Zelensky, comico e attore, ma sopratutto protagonista di una serie in cui lui stesso interpretando un professo di liceo diventa presidente. Se Grillo ha finito per portare la politica nel comico tra contraddizioni, errori e inciampi, consegnando infine il partito nelle mani della sua stessa nemesi, ecco che Zelensky ha invece portato il comico nella politica, mostrando il ridicolo altrui e non trasformano ogni cosa in ridicolo. Se Grillo non è riuscito a fermarsi in tempo come fece Coluche, obbligandosi a un ruolo che non gli apparteneva per davvero, ecco che Zelensky invece ha aderito a una responsabilità rivelando un’umanità e un senso dello Stato oltre le aspettative degli americani che gli promisero ospitalità e di Putin convinto in una sua rapida resa.
Il catalogo offerto da Graziani è ricchissimo: si va dai casi meritevoli di follia tipici della provincia americana fino a quelli buffoneschi e felliniani di quella italiana. Proposte assurde, alcune decisamente folli che pure spesso ottengono un consenso imprevedibile mostrando un’aderenza alla realtà e alla società tutt’altro che debole. Includere la diversità e anche la stranezza dovrebbe essere compito della sensibilità di ogni classe politica, delegare allo strano e basta, invece, denota una frustrazione rimasta senza risposta troppo a lungo e una rabbia che potrebbe assumere forme ben più inquietanti. Le rivoluzioni così come i colpi di stato appaiono immaginarie e buffe tutte le volte che non si compiono, ma quando si compiono spesso non mostrano quasi mai tra le loro fila personaggi più lucidi e sensati.