Non si può nulla contro la forza senza la forza. La lezione di Kenneth Waltz

Guerre e conflitti non dipendono soltanto dagli uomini o dai regimi politici, ma anche dall’anarchia che struttura il sistema internazionale. “L’uomo, lo stato e la guerra” spiegati dal padre del neorealismo

27 GIU 26
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Kenneth N. Waltz (1924-2013) figura tra i grandi numi tutelari della teoria delle relazioni internazionali. Il suo approccio “neorealista”, per come espresso soprattutto in Teoria della politica internazionale (1979), risulta cruciale per comprendere il funzionamento strutturale delle relazioni internazionali. John J. Mearsheimer, noto esponente contemporaneo del realismo, non solo lo ha definito come “uno dei grandi teorici delle relazioni internazionali del Ventesimo secolo” ma anche un autore la cui influenza continua a essere significativa. Anche studiosi distanti dalla prospettiva adottata da Waltz ne hanno ammesso l’imprescindibilità. Stanley Hoffmann ha descritto un’opera del teorico americano come una delle tre essenziali per confrontarsi con le relazioni internazionali (insieme alle Storie di Tucidide e Pace e guerra tra le nazioni di Raymond Aron). John Ikenberry, dal canto suo, ha affermato che Waltz “sarà ammirato ancora a lungo, soprattutto per aver incoraggiato gli studiosi a porsi grandi domande”. Proprio quest’ultimo aspetto, tra l’altro, emerge chiaramente in un volume da poco pubblicato nella collana “Scienza politica e Teoria politica” curata da Damiano Palano ed edita da Scholé: L’uomo, lo Stato e la guerra. Un’analisi teorica. Il volume, originariamente uscito nel 1959 e frutto della rielaborazione della tesi di dottorato discussa alla Columbia University, si segnala per i riferimenti costanti alla storia del pensiero politico – può d’altronde esistere buona scienza politica senza teoria politica? – come evidenzia nell’introduzione il curatore dell’edizione italiana, Marco Cesa, decano della disciplina del nostro paese. Nel libro, che anticipa poi quanto fu scritto successivamente da Waltz, vengono presentate tre categorie – “immagini”, come le chiama l’Autore – in base alle quali si spiegano le cause della guerra e le possibili vie per giungere alla pace. Il primo livello di analisi fa riferimento alla natura umana: gli ottimisti ritengono che si possa modificarne i tratti aggressivi, magari tramite l’istruzione, per evitare la guerra; i pessimisti pensano invece che ciò non sia possibile, perché l’uomo è in fin dei conti un “legno storto”. La seconda immagine si sofferma poi sull’organizzazione interna agli attori chiave della politica, gli stati. Possono essere inclusi in questa categoria tanto i liberali quanto i marxisti: per i primi, il libero commercio così come governi retti da leggi possono generare armonia a livello internazionale; per i secondi, è il sistema di produzione capitalistica a dare vita ai conflitti. La terza immagine si focalizza sul contesto più ampio, cioè sull’arena internazionale caratterizzata dall’anarchia e sui vincoli che l’azione di ciascuno Stato impone agli altri.
Waltz non intende sottostimare l’apporto dei primi due approcci, ma solo sottolineare come essi, adottati da soli, siano incompleti, parziali e “riduzionistici”. Scrive infatti che “la terza immagine descrive la struttura della politica mondiale, ma senza la prima e la seconda immagine non vi può essere conoscenza delle forze che determinano le azioni degli Stati; le prime due immagini – prosegue il teorico “neorealista” – descrivono le forze che operano nella politica mondiale, ma senza la terza immagine è impossibile valutarne l’importanza o predirne i risultati”. Sebbene esista una forte interdipendenza tra le tre motivazioni, è quella sistemica a essere preminente nell’analisi waltziana: la condizione di guerra potenziale tra due o più stati è permanente. Le cause di un conflitto possono essere fatte risalire alla personalità dei decisori politici ovvero ad alcune caratteristiche degli attori statali, ma senza considerare la struttura anarchica del sistema internazionale ogni spiegazione risulta viziata all’origine. La citazione ciceroniana che Waltz inserisce all’inizio del capitolo dedicato alla terza immagine riassume – forse più di molte altre considerazioni – il suo realismo: “Giacché che cosa si può fare contro la forza senza forza?”.