Di cosa parlare stasera a cena
L'altro "whatever it takes" di Draghi
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

(foto Ansa)
Domani la prima votazione di fiducia, si sa che il discorso di Mario Draghi si terrà sui limiti più bassi di durata e che indicherà un cammino di riforme sulle quali potrebbe esserci un consenso anche pieno della sua composita maggioranza. Ciascuno sarà a favore a modo suo, certo. Il gioco sta nel permettere ai diversi schieramenti interni a ogni partito di continuare la loro competizione interna, ritrovandosi però, magicamente, a sostenere la linea governista. Facciamo un esempio scemo? Facciamolo. Pensate a romanisti e laziali, o interisti e milanisti, in piazza insieme per una vittoria della Nazionale. Vabbè, era proprio scemo come esempio. E non sarà tutto così facile. Resta però da salvare una cosa di questo modestissimo apologo: serve la vittoria della Nazionale. E le riforme che Draghi cercherà di promuovere non devono essere bloccate. Ma prima dovrà prendere in mano la responsabilità delle decisioni sulle restrizioni ai movimenti e alla socialità. Potrebbero servire altre chiusure, altri limiti, altre sofferenze per commercio e servizi. Solo Draghi può riassumere su di sé e sul suo ruolo (come ha fatto Giuseppe Conte) l’imposizione di ulteriori blocchi. Dopo un anno è psicologicamente più difficile e siamo tutti esausti. Ma Draghi è in grado di sostenere anche i whatever it takes dolorosi ma utili, e non solo quelli certamente utili ma piacevolmente spavaldi. Che poi c’è già da tenere a bada l’irrefrenabile desiderio di confusione di Matteo Salvini. Oggi forse era partito con intento perfino pacifico, chiedendo a tutti una tregua, e di sotterrare l’ascia di guerra verso una pace politica. Sembrava volesse correggere i toni dopo che erano stati proprio i ministri leghisti, ieri, a stonare di brutto, attaccando il governo di cui, ops, fanno parte. Ma poi, forse parlando, forse esaltandosi da solo, è ridiventato subito il Salvini dell’opposizione irresponsabile. Si è messo in cerca di cose che fanno litigare, come l’evocazione del ponte sullo stretto, e a dare dei quasi-ordini al ministro Enrico Giovannini, e a fare incontri con presidenti di regione e rappresentanze del business del turismo invernale facendo promesse, criticando o saltando le competenze del governo. Ovvio che se tutti i capi partito facessero così il governo non potrebbe andare avanti molto. Ma poi c’è il colpo da maestro della confusione, il gran finale, riservato all’incontro con cui Nicola Zingaretti pensava di poter avviare con Salvini un dialogo responsabile a fini di stabilizzazione del governo. Ma ecco che, toccato sull’euro, Salvini esplode e torna il nemico della moneta europea e di tutto ciò che essa porta. Un classico dell’euroscetticismo salviniano con l’affermazione che l’euro non è irreversibile. Una specie di Alberto Bagnai ripescato e riproposto quando anche lui stesso sembrava pacificato. Draghi tace ma non acconsente.
Le tre "cose" principali
Fatto #1
Perché è chiaro che c’è un nuovo allarme mondiale, dovuto a quelle che, correntemente, chiamiamo varianti. Ma che potrebbe riguardare anche altre mutazioni, durante questa fase, in una rincorsa micidiale tra vaccini e rafforzamento del virus. Come si è capito bisogna agire con coordinamento mondiale. Per questo arriva in gran velocità un G7, convocato d’urgenza per venerdì. E forse questo clima in cui anche visibilmente si percepirà (grazie alle immagini degli schermi coi 7 presidenti, e, probabilmente la rappresentanza di organizzazione mondiale della sanità, commissione europea e altri) lo sforzo congiunto dei grandi del mondo potrà aiutare Draghi a far capire agli italiani, in caso di necessità, cosa serve nelle prossime settimane e che tipo di sacrifici bisogna ancora affrontare.
Fatto #2
Fatto #3
Andrea Orlando vede le associazioni dell’impresa e dovrebbe finire in tempo per le nostre cene. Ci sono i temi strettamente di settore, come le decisioni sulla fine del blocco dei licenziamenti e sulla Cig pandemica, ma c’è da avviare anche, e forse i tempi brevi della convocazione fanno sperare, riforme che cambieranno anche la vita delle imprese. Perché far funzionare meglio la giustizia, gli uffici dell’amministrazione e il fisco farebbe il bene delle imprese molto più di decisioni estemporanee e di soluzioni di brevissimo periodo come quelle prese durante i momenti peggiori della pandemia. Insomma, c’è da guardare avanti e il governo dovrebbe trattare considerando tutti i temi e tutti i tavoli, con un’offerta riformista complessiva. Un po’ come per i vaccini, bisogna saper condurre gli stati di avanzamento in parallelo e non ognuno per sé. Tra l’altro la presentazione di pacchetti completi fatti di provvedimenti a breve, riforme generali, miglioramento delle procedure, servirebbe a limitare il protagonismo, e quindi la politicizzazione di parte, dell’azione dei singoli ministeri, e darebbe un senso alla super maggioranza. E un argomento possibile è che l’Italia deve, o dovrà appena possibile, recuperare fiducia e sbloccare consumi e investimenti. Di nuovo dall’associazione bancaria oggi è venuta la valutazione impressionante dell’aumento dei depositi. Soldi che stanno fermi su conti correnti. Anche per risvegliarli serve quella manovra d’attacco riformista di cui si parlava.
Oggi in pillole
- Next generation Eu piace a molti ma c’è anche qualcuno cui dispiace e non è finita la partita legale per tentare di bloccare il progetto europeo con cui si avvierebbe una forma di condivisione del debito. Ecco questo è un caso in cui di Draghi si avverte davvero il bisogno.