Il patto tra i partiti su manovra e Quirinale

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
15 NOV 21
Ultimo aggiornamento: 17:30
Immagine di Il patto tra i partiti su manovra e Quirinale
La chiamata di Enrico Letta ai leader di partito, e le risposte che ha avuto, meritano un po’ di attenzione. Intanto perché si potrebbe equivocare. Sulla carta sembrerebbe una classica, e micidiale, verifica di governo. Solo che quelle sono cose che, con un Mario Draghi, non si fanno. E poi le verifiche sono tipicamente momenti, magari drammatici, nella vita dei governi di coalizione. Ma questo, lo sappiamo bene, non è un governo di coalizione. E non è neanche un governo di unità nazionale. Semmai, stranezza, è un governo di divisione nazionale. E la divisione, portata in dote, è la stramba forza su cui si regge il governo Draghi e su cui, come quei treni che stanno sollevati grazie alla repulsione magnetica, viaggia veloce. Ora, l’apparentemente ingenuo appello di Letta, con la molto banale richiesta ai capi partito di impegnarsi direttamente nella definizione della legge di bilancio, va a toccare proprio questo insolito equilibrio e tenta di trasformare il governo di divisione nazionale, appunto, in governo di unità nazionale. È una buona cosa, forse, perché la politica di bilancio, e non solo quella, non possono essere abbandonate alla fiducia nei tecnici e all’irresponsabilità attiva dei partiti. Ma è anche qualcosa di abbastanza impegnativo, se non proprio pericoloso. Intanto perché comunque persisterebbe la separazione nel centrodestra tra i partiti al governo e i FdI all’opposizione. Ma, soprattutto, per quanto si faccia appello all’unità per contrastare una condizione eccezionale come quella pandemica, servirebbe un grumo, anche minimo, di accordo politico, e quindi di capacità di fare qualche compromesso rispetto ai programmi di bandiera. Uno sguardo alle proposte in giro fa pensare che la Lega e forse anche altri questa concessione alla politicità non siano in grado di farla, per quanto Matteo Salvini si sia subito detto disponibile alla chiamata di Letta. L’esito semi miracoloso, invece, sarebbe quello di far nascere, o almeno abbozzare, una specie di maggioranza vera e propria, quella che fatalmente arriverebbe al 2023 e che forse avrebbe anche qualcosa da dire sul prossimo presidente della Repubblica. Ma è un miracolo al quale si fa molta fatica a credere.

Le tre "cose" principali

Fatto #1
Fatto #2
Fatto #3

Oggi in pillole