Bisogna trasformare i nuovi contratti in lavoro di qualità

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
18 NOV 21
Ultimo aggiornamento: 17:54
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Quando si dice “un milione di posti di lavoro”, be’, stavolta è andata. La ripresa molto intensa dopo la crisi mondiale dovuta alla pandemia si è tradotta anche in attivazione di rapporti di lavoro. I contratti nuovi firmati nel 2021 sono stati 4,5 milioni, quelli arrivati a cessazione, invece, 3,5 milioni. Il saldo è il milione di cui sopra. Il passo successivo è trasformare questo ritrovato vigore della domanda in lavoro buono, cioè a maggiore produttività, pagato meglio, capace di generare esperienza. La rilevazione arriva dall’Inps ed è meno rappresentativa dell’intero universo dei lavoratori italiani di quella fatta dall’Istat, ma dice molto sulla condizione del lavoro subordinato. Il guaio, adesso, è che i servizi, a cominciare da quelli legati al turismo, ai consumi, alla vita sociale, stanno già riprendendo a rallentare e certamente stanno per fermare la ricerca di personale, perché le incertezze sulla quarta ondata sono un colpo micidiale, anche per le condizioni di esasperazione degli operatori economici.

Le tre "cose" principali

Fatto #1
Fatto #2
Fatto #3

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