Le tensioni tra i partiti aumentano le probabilità di vedere Draghi al Quirinale

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
19 GEN 22
Ultimo aggiornamento: 16:24
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Contate le ore e per ciascuna che passa senza che sia affiorato un piano credibile con un nome per il Quirinale aggiungete un pezzetto di probabilità all'elezione di Mario Draghi. E la probabilità, passata una certa soglia, diventa ineluttabilità. È una specie di formula, di equazione. All'aumentare della tensione tra i partiti (e al loro interno e all'interno di ciascuna corrente) aumenta la convenienza per tutti di puntare rapidamente su Draghi. Le considerazioni di opportunità, soprattutto per la tenuta dell'economia e per la credibilità del paese, ovviamente vanno nella stessa direzione. Mentre per la politica avere Draghi al Quirinale significa aprire, nel modo migliore, la possibilità di vittoria alle prossime elezioni a ogni schieramento e quindi, rimettere in moto il meccanismo del confronto tra maggioranza e opposizione, chiudendo la stagione delle trasformazioni creative e degli opportunismi immaginifici. Con calma, eh, alle elezioni del 2023 (intanto fate i bravi con Vittorio Colao), c'è anche da mettere i titoli di coda alla stagione del populismo e del ribellismo antipolitico. E vi viene in mente qualcuno più adatto di Draghi? Il Foglio ne parla da tempo e ora di più
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Fatto #3: C'è anche un segnale politico nella maggioranza non Ursula che ha eletto la nuova presidente del parlamento europeo

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