Di cosa parlare a cena sta
Segnali di debolezza: il governo Meloni gioca a nascondino sul Mes
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Ansa
In data 7.7.2023, il Tribunale Distrettuale della Libertà di Bologna ha disposto la revoca della misura degli arresti domiciliari disposta nei confronti di Marcello Minenna.
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Giorgia Meloni non avanza e non chiede di seguirla, ma neppure indietreggia. Si è fermata. Un po’ a sorpresa, perché aveva appena realizzato una serie di uscite internazionali con risultati di valore e aveva anche avviato riforme di grande rilievo, dalla giustizia al fisco, dal codice appalti al lavoro. Ma oggi ha dato l’impressione di non avere in mano il governo. E dire che una delle critiche più frequenti che le vengono rivolte nelle chiacchierate tra persone influenti e quella di aver accentrato troppo potere e troppe attività di governo a Palazzo Chigi.
Oggi è sembrato che il potere forse lo tenga stretto accanto a sé, concedendo una minima condivisione verso lo strettissimo giro di persone fidate, ma che non lo usi. Ieri qui, unendo ingenuità a scaltrezza politica, avevamo interpretato l’indicazione del giorgettiano ministero dell’economia a favore (e senza controindicazioni) del voto per il sì al Mes come una mossa concordata intelligentemente con Palazzo Chigi, per creare le condizioni da cui sarebbe disceso il cambio di orientamento del governo. Perché messi di fronte alle considerazioni tecniche inoppugnabili anche gli antieuropeisti militanti si sarebbero dovuti allineare.
Tutto questo mentre un Consiglio dei ministri già convocato veniva cancellato e poi riconvocato, in assenza di Meloni per motivi personali, solo per esaminare eventuali impugnative delle leggi regionali. Ma la mattina una nota di Palazzo Chigi faceva sapere che per l’attesa nomina del commissario per gli aiuti e la ricostruzione in Romagna c’era non un nome, come tutti attendevano, ma l’indicazione di una specie di concorso per titoli, in quanto si cercava una persona “dotata di professionalità specifica e competenza manageriale”, una definizione che suona beffarda per quanto è scontata e tremendamente tardiva di fronte ai problemi delle zone alluvionate. I problemi interni alla maggioranza emergono con evidenza e chiamano Meloni a prendere le responsabilità istituzionali del presidente del Consiglio e quelle politiche di leader di una maggioranza alla quale deve chiedere, si consiglia con una certa energia, di aderire senza manovre oscure alla linea concordata, altrimenti sarà opportuna qualche forma di verifica interna ai partiti di governo e la richiesta, dura e ultimativa, di chiarimenti