Il potere iraniano è un caos (e non è un caso)

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

20 APR 26
Ultimo aggiornamento: 20:13
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Foto ANSA

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Ci tocca pure leggere e magari parlare a cena del dibattito politico iraniano, una cosa molto confusa, tra trattativisti e intransigenti. Tra le squadre i confini sono labili, l’esistenza in vita stessa di alcuni esponenti di una e dell’altra è messa in discussione. Sembrerebbe di capire che questo Mohammed Ghalibaf, presidente del parlamento, sia il capo dei trattativisti. Ma spuntano continuamente vicepresidenti, presidenti di commissioni, consiglieri, capi di unità operative, in un caos che, secondo alcuni, era perfino studiato per rendere scivoloso come un’anguilla il potere iraniano e distribuire tra più capi il controllo della risposta militare. Probabilmente qualcosa di vero c’è in questo assetto, come dire, istituzionale, ma c’è anche qualcosa di propagandistico o di puramente inventato. E se poteva funzionare per non far trovare dalle bombe nemiche tutti i responsabili militari ora sta diventando una specie di situazionismo per nulla spiritoso e del tutto inadatto alla gestione di un paese pericoloso per i vicini e per i suoi cittadini. Tutto questo per dire che andremo avanti ancora per un po’, ore o giorni, in questa altalena di concessioni e minacce, accordi e rotture.
 

Le tre "cose" principali

Fatto#1

Alla strategia della confusione, forse sfuggita di mano, degli iraniani risponde, da par suo, il campione della confusione ragionata, Donald Trump, dicendo di essere in modalità Lock in attivata e cioè pienamente coinvolto in una sfida e pronto a lottare. La prima lettura farebbe pensare a una ripresa degli attacchi, possibilità cui Trump ha anche alluso più volte negli ultimi giorni, con il rafforzamento della presenza militare americana nel Golfo a dare ancora più sostegno a questa tesi.
Per poi passare a dire che l’accordo, secondo Trump, verrà siglato oggi stesso, e, a guardare i mercati, un po’ qualcuno gli sta credendo.

Fatto#2

Speriamo che Rumen Radev non si metta a fare l’Orbàn bulgaro ora che l’Ue si è liberata dell’originale. La Bulgaria oscilla tra la propaganda russa e i soldi europei. La commissione prova a ragionare.
Giorgia Meloni si complimenta, con l’idea di rafforzare il partenariato tra Italia e Bulgaria.

Fatto#3

L’antisemitismo nella sua forma più evidente e diretta, anche a Roma.
 

Oggi in pillole

  • Benjamin Netanyahu si scusa per la profanazione di un crocifisso da parte di un soldato israeliano e ricorda a tutti l’importanza della tolleranza e della libertà religiosa in Israele
  • Donald Tusk incontra Emmanuel Macron (il premier polacco è diventato un punto di riferimento del nuovo centrismo, a tendenza conservatrice, in Europa)
  • Jordan Bardella dice che gli imprenditori francesi si stanno spostando verso il sostegno al Front National e cita un programma se non liberale almeno favorevole a ridurre burocrazia e complicazioni varie
  • La procura di Torino, già sconfitta in primo grado, voleva insistere, ma è stata fermata con perfetta giurisdizione (e buon senso). L’imprenditore indagato, processato e assolto, non riavrà però la sua condizione sociale ed economica. Le altre amare implicazioni le racconta qui Stefano Esposito. E noi parliamone a cena anche se il referendum è passato
  • Cosa potrebbero fare le navi cacciamine italiane nel Golfo
  • Al Maggio Fiorentino c’è The Death of Klinghoffer, per ragionare di storia, odio, convivenza, antisemitismo, terrorismo