di cosa parlare stasera a cena
L'instabilità di fondo dietro le mediazioni in medio oriente
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
26 MAG 26

Foto LaPresse
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Si tratta e si tira anche qualche bomba, e non crediate che è solo Trump a farlo. Perché l’Iran ha approfittato di ogni giorno di tregua per rimettere in sesto i sistemi di lancio dei missili, per ricostruire stock di armi, per rinforzare le posizioni da cui si tiene sotto tiro il passaggio delle navi nello stretto di Hormuz. Tutte attività perfettamente paragonabili a operazioni offensive. Il comando americano parla di azioni preventive e difensive. E in Libano sta succedendo lo stesso. I colpi di Hezbollah non sono mai mancati in questi giorni. Le azioni dell’esercito israeliano hanno come obiettivo l’eliminazione del potenziale offensivo delle milizie filoiraniane. Comincia a essere chiaro a tutti che la doppia partita, che riguarda sia lo scontro tra Usa e Iran sia quello tra Israele e Hezbollah da una parte e Hamas dall’altra, fa parte di un unico grande conflitto, la cui fine difficilmente arriverà per via di trattativa finché il potere iraniano resta nelle mani delle guardie rivoluzionarie. I tentativi di mediazione hanno sfiorato il risultato positivo, ma poi resta l’instabilità di fondo e si ricomincia da capo.
Si ricomincia, ad esempio, dalla questione di Hormuz.
E domani riunione di guerra/negoziato a Camp David.
Israele continua a smantellare le infrastrutture militare di Hamas a Gaza.
Le tre "cose" principali
Fatto #1
Giorgia Meloni davanti alla platea confindustriale, non facile ma neppure ostile, specialmente da quando la linea molto pragmatica di Emanuele Orsini è diventata quella ufficiale dell’associazione. Nel poco che si può fare in termini di interventi per il sostegno alla produzione il governo sta cercando di trovare misure di rapido effetto e di qualche efficacia. Con le accise sui carburanti non è andata proprio così, ma c’era davvero poco da inventare, sul sistema Ets (passando per un negoziato europeo) c’è più sostanza per migliorare davvero le cose. Ed è anche un tema politicamente caratterizzante, su cui Meloni ha molto da investire, anche in termini di costruzione del consenso. Spazio anche per qualche dialogo interessante nella maggioranza, a partire da uno scambio di idee tra Meloni e Gianni Letta.
Fatto #2
I russi minacciano di colpire ancora di più le istituzioni civili e politiche dell’Ucraina, unendo il disprezzo delle regole internazionali alla disperazione strategica in cui si trovano nel confronto militare. Si capisce che le minacce servono solo a indebolire il fronte dei paesi che sostengono l’Ucraina, perché dal ministero degli esteri russo arriva il consiglio di evacuare le sedi diplomatiche, sulle quali potrebbero arrivare, per errore, missili destinati ai palazzi del potere ucraino. Per fortuna la risposta dei paesi minacciati è salda e non dà spazio al gioco psicologico russo.
Fatto #3
Tutti a interrogarsi sul fascino nascosto di Simone Venturini, il centrista serenissimo neosindaco di Venezia, assessore allineato e politico concreto. Ha stupito anche perché Venezia aveva abituato a sindaci molto qualcosa, molto ricchi o molto intellettuali, ad esempio. Venturini non è molto niente, e forse piace proprio per questo. Assomiglia, e questo farebbe tornare i conti, al nuovo presidente regionale, quell’Alberto Stefani, giovane anche lui, dall’aria per nulla estrema o estremizzante, inseribile a buon titolo in una genia tardo democristiana (che, in Veneto, potrebbe avere un gran passato e un gran futuro, lasciando gli strepiti del leghismo tra i piccoli incidenti della storia).
E poi c’è Vannacci che supera la Lega a Vigevano.
E tutto il resto, che forse è più importante.
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