
Franco Bassanini, presidente della Bdp (foto LaPresse)
Cassa depositi e prestiti a caccia di Draghi
Roma. Sandro Ambrosanio, studi in Fisica e con un’esperienza in Banca di Roma e Capitalia, è dal 2006 alla Cassa depositi e prestiti (Cdp), oggi con la carica di “Head of Finance and Funding”. Mai come in questi giorni ha dovuto tenere le fila tra l’istituto di Via Goito a Roma, la Banca d’Italia a Via Nazionale, e la Banca centrale europea a Francoforte. E’ lui infatti che segue più da vicino l’iter che dovrebbe consentire anche alla Cdp di accedere alla munificenza della Bce e del suo programma di Quantitative easing (o allentamento quantitativo). Alla Cassa presieduta da Franco Bassanini, in queste ore, non hanno apprezzato l’enfasi di alcuni analisti e giornali sull’esclusione della stessa Cdp dagli acquisti di titoli pubblici di Mario Draghi. Tuttavia è indubbio che fin da lunedì istituti simili di altri paesi – come la Cades francese, l’Instituto de Crédito Oficial spagnolo e la KfW tedesca – stiano beneficiando del Qe, come gli stati sovrani. La Cdp invece no. A cosa addebitare la differenza? Inadeguatezza della Cdp? Insufficiente attivismo della Banca d’Italia presso l’Eurotower?
A Francoforte dicono solo che le Casse degli altri paesi finora coinvolte godevano già dagli scorsi mesi di uno status privilegiato: i loro titoli potevano essere scontati dalle banche come collaterale di altissima qualità (quasi come i titoli di stato) in cambio di liquidità della Bce. Per Cdp c’erano limiti in termini di qualità di asset e garanzie, oltre che di quantità di emissioni. Un portavoce della Bce precisa però che “quella è una lista iniziale che potrebbe essere emendata sulla base di criteri comuni e di un esame accurato”. Ambrosanio e Bassanini hanno ottenuto da Banca d’Italia l’impegno a presentare la richiesta per la Cdp. Si attendono un via libera dal 15 aprile, data del prossimo Consiglio direttivo della Bce.

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