
fine dello smart working
Sindacati no pass ultimo atto. Rsu contro Enel
Dopo oltre un anno e mezzo, il personale che non svolge funzioni operative dovrà tornare in sede con il certificato verde. Per Filctem, Flaei e Uilte è una "decisione sbagliata": "Il governo si assuma la responsabilità di stabilire regole uguali per tutti"
“La decisione di Enel di imporre il green pass è sbagliata”. L'ultimo atto dell'opposizione sindacale al certificato verde in azienda va in scena in questi giorni negli uffici di Enel e ha come protagonisti Filctem, Flaei e Uiltec. I lavoratori sono stati chiamati a tornare gradualmente in sede dal 15 settembre, dopo più di un anno e mezzo di smart working – Enel è stata una delle prime grandi aziende italiane a dotarsi di un piano a lungo termine per gestire da remoto i dipendenti che non svolgono funzioni operative e tecniche – e per l'ingresso nei luoghi di lavoro dovranno esibire il green pass. L'alternativa, che pure l'azienda ha previsto, è restare in smart working.
Eppure le tre sigle di categoria non accettano queste condizioni. “Pur riconoscendo che è stato il sindacato a sollecitare la ripresa del lavoro in sede per chi da oltre un anno e mezzo è in SW, la decisione di Enel di imporre il green pass è sbagliata”, si legge in un comunicato diffuso ieri, dopo che giovedì scorso si è svolto un incontro con l'azienda.
Così, la presa di posizione a favore della campagna vaccinale espressa dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, dopo le tante voci scomposte e contrarie, sembra non coincidere ancora con la posizione di certe rappresentanze sindacali unitarie. Nonostante si riconosca "che il sindacato confederale ha già confermato che si assumerà le proprie responsabilità", Filctem, Flaei e Uiltec hanno comunque espresso una “una ferma critica” alla decisione di Enel, che definiscono una “forzatura”.
Il problema, dicono i sindacati, d'accordo anche con Confindustria, va risolto a livello nazionale con un intervento di Palazzo Chigi. “Il sindacato unitariamente sollecita che chi governa si assuma la responsabilità di stabilire regole uguali per tutti i cittadini senza scaricare sui lavoratori dipendenti e su chi li rappresenta un onere indebito”. Uno dei nodi è quello di chi paga il tampone, nel caso in cui un lavoratore non volesse vaccinarsi. Un quesito che è stato girato direttamente al governo, ma che ignora il fine ultimo del certificato verde - cioè quello di incentivare le vaccinazioni - come già successo in un primo momento con la scuola, dove erano previsti tamponi gratuiti per il personale non vaccinato.
Inoltre, mentre è probabile che giovedì arrivi in Cdm il decreto per i dipendenti della pubblica amministrazione, sulle imprese private l'accordo nella maggioranza non c'è ancora.
I segnali sembrano andare verso l'estensione indicata da Mario Draghi, come conferma l'apertura di una parte della Lega, con il ministro Giancarlo Giorgetti che ieri diceva: “Estendere il green pass a tutti i lavoratori è un’ipotesi in discussione”, perché “l’esigenza delle aziende è di avere la sicurezza per chi opera nei reparti”. Resta da portare sulla stessa posizione anche il leader del partito. Intanto, il problema è anche quello di elaborare un provvedimento che riduca al minimo eventuali ricorsi e sul tema sta lavorando il ministero del Lavoro insieme a Confindustria e sindacati, che in precedenza hanno incontrato anche Mario Draghi. In attesa di un decreto, difficile escludere nuove contestazioni come quella contro Enel.

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