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Eppur si muovono

I rinnovi dei contratti fanno crescere i salari più dell'inflazione

Nunzia Penelope

Secondo l'Istat, nel secondo trimestre del 2024 i salari nel settore privato sono aumentati più dell'inflazione grazie ai nuovi contratti, specialmente nella manifattura e nei servizi. Ma la crescita non è uniforme: +4,9% nell'industria, +3,7% nei servizi privati, e solo +1,6% nella pubblica amministrazione

Eppur si muovono. I salari italiani aumentano, e aumentano più dell’inflazione. La rilevazione dell’Istat non lascia dubbi: “Anche nel II trimestre del 2024, come nei due trimestri precedenti, nel settore privato la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali è più elevata di quella dell’inflazione”. Merito dei contratti freschi di firma, in particolare nella manifattura, ma anche nei servizi, dove l’aumento è trainato dagli aumenti dei rinnovi nel settore del credito, delle assicurazioni e  del commercio.
 

Ma le retribuzioni non crescono per tutti, e non in pari misura. Nell’industria l’aumento tendenziale è del 4,9%, scende al 3,7% per i servizi privati e all’1,6% per i lavoratori della pubblica amministrazione. Anche analizzando per settori emergono differenze: legno, carta e stampa segnano + 8,5 delle retribuzioni medie orarie, credito e assicurazioni +7,1%, metalmeccanico +6,4%, sempre in virtù dei rinnovi contrattuali (l’aumento del settore metalmeccanico si suppone riguardi l’ultima tranche del vecchio contratto, erogata a giugno nelle buste paga per circa 160 euro, essendo il rinnovo ancora da ottenere). Zero aumenti, invece, per farmacie private, telecomunicazioni, ministeri, forze dell’ordine, forze armate e vigili del fuoco.
 

I contratti hanno ormai ingranato e viaggiano in velocità rispetto sia a maggio sia all’anno scorso. A giugno la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è pari al 36%, mentre a maggio era di quasi il 39% e a giugno 2023  più della metà: 52,8%. Considerando il solo settore privato, la quota dei lavoratori in attesa scende al 18,2%, dal 21,9% di maggio e dal quasi 40% di un anno fa. L’Istat  considera, tra l’altro, solo i quattro contratti chiusi entro giugno (conciarie, distribuzione moderna organizzata, impiegati del settore agricolo e pubblici esercizi), ma diversi altri sono stati firmati in seguito, con ulteriore irrobustimento delle buste paga. Il bollettino afferma infatti con insolito ottimismo: “Questa fase di recupero delle retribuzioni rispetto all’inflazione dovrebbe consolidarsi nei prossimi mesi, alla luce della chiusura di ulteriori rinnovi nel settore dei servizi”.
 

Tutto bene, dunque? Sì e no. I confronti tra sindacati e imprese, malgrado l’estate, restano incessanti, ma non tutto fila liscio. Sono state  avviate le trattative per il contratto degli Edili, sono al lavoro i Tessili, ed è arrivato al quarto appuntamento il contratto dei metalmeccanici, ma senza nulla di fatto e con una valutazione negativa dei sindacati. Tuttavia, Federmeccanica e Fiom,Fim e Uilm non sembrano avere fretta, tanto che si sono dati un nuovo appuntamento solo  a fine settembre.
 

D’altra parte, come già detto, a giugno le buste paga delle tute blu hanno ricevuto una boccata d’ossigeno, il che forse riduce la tensione. Tensione che si respira altrove: è di pochi giorni fa la rottura tra Federturismo e le categorie di Cgil Cisl e Uil per il contratto che fa capo a Confindustria e si trascina da anni (quello legato a Confcommercio e Confesercenti si è felicemente risolto). Ed è altrettanto tesa la situazione sui contratti pubblici, per le scarse risorse stanziate dal governo a fronte delle richieste sindacali e alle attese dei dipendenti: mercoledì 31, in piazza Montecitorio, manifesteranno i dipendenti di sicurezza e difesa. Il paradosso, alla fine, è che i più “poveri” restano  i lavoratori del pubblico. Quello che una volta era il “posto fisso”, che sistemava per la vita, ora è quello dove più si tira la cinghia. Lo ammette pure l’Istat: “Nella pubblica amministrazione, ancora in attesa dei rinnovi relativi al triennio 2022-2024, la crescita retributiva risulta in rallentamento ed è sostenuta esclusivamente dall’erogazione dell’indennità di vacanza contrattuale ai dipendenti delle amministrazioni non statali”.

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