(foto Ansa)

Noi, Trump, i dazi

Difendere l'interesse nazionale difendendo il nostro export. Parla il capo di Confagricoltura

Giuseppe De Filippi

 I danni dei dazi all’Italia spiegati da Massimiliano Giansanti, a capo della Confederazione degli agricoltori italiani: "Solo negli Usa esportiamo per sette miliardi"

I dazi colpiscono in entrambe le direzioni, in entrata e in uscita”, ci dice Massimiliano Giansanti presidente di Confagricoltura e dell’organismo europeo che riunisce i grandi imprenditori agricoli europei. Perché “per noi gli Stati Uniti sono un mercato importante come export ma sono un mercato altrettanto importante come import. Compriamo molto dagli Stati Uniti prodotti agricoli di base, necessari sia per la produzione primaria sia per il settore zootecnico. Quindi l’introduzione di dazi comporta per l’agricoltura italiana un rischio doppio.

 

Avremo un aggravio di costi per ciò che importiamo dagli Stati Uniti e che è fondamentale per le nostre produzioni, per poi vederci imporre nuovamente altri aggravi quando invece andiamo a riesportare, ed è chiaro che noi, dovendo andare più sul mercato, dovremmo in buona parte assorbire l’aumento delle tariffe nel prezzo, perché immagino che gli importatori americani proveranno a scaricare il costo del dazio direttamente e il più possibile sul produttore”. E quanto vale il mercato americano? “Siamo nell’ordine dei sette miliardi di euro, dopo la Francia è il mercato di riferimento per noi”. Effetti indiretti negativi li rischiamo anche dall’aumento dei dazi americani verso la Cina e da altre barriere commerciali su quelle grandi direttrici, perché molto prodotto potrebbe cercare sbocchi in Europa, anche con molta aggressività competitiva. “Certamente sì e la Cina ha comunque già aperto varie procedure di infrazione contro l’Ue sia sui prodotti a base latte di cui noi siamo grandi esportatori, sia su alcolici e superalcolici, anche se su quei mercati la Francia è maggiormente colpita rispetto a noi, esposta di noi, ma il punto è che i dazi arrivano in una fase in cui i mercati sono già esposti a una complessa fase e rischiano di portare instabilità ulteriore quando già stiamo attraversando un momento di forte speculazione e di volatilità nei prezzi delle materie prime agricole. In questi giorni ho fatto varie riunioni con i colleghi europei e con gli inglesi e il grido di dolore è prevalentemente rivolto alle importazioni e di conseguenza ogni singolo paese punta a essere autosufficiente nelle produzioni alimentari. Nel breve periodo qualche cosa si potrà spostare in termini di trading tra paesi europei ma senza una visione comune e senza aver definito il quadro pluriennale di spesa, che si farà a luglio, è evidente che immaginare ora misure compensative europee è pressoché impossibile”.

 

Però, di fronte alla probabile insistenza americana sulle tariffe diventerà necessario trovare un nuovo equilibrio europeo tra produzioni nazionali, prezzi, scambi. “E’ assolutamente necessario, tenete presente che noi già ora in Europa operiamo come su un mercato domestico, ma le differenti velocità con cui vengono applicate, ad esempio, le politiche fiscali permettono di avere vantaggi competitivi di un paese rispetto a un altro. Perciò l’Europa deve ritrovare una strategia di comunità sugli aspetti fondamentali della politica agricola oppure questa fase sarà ancora più traumatica. In generale, l’Europa si deve riorganizzare per difesa, energia e, appunto, agricoltura, che sono i tre pilastri dell’indipendenza. Difesa dei confini, come abbiamo visto di fronte all’invasione russa in Ucraina, sicurezza nell’approvvigionamento energetico e in quello alimentare sono le basi dell’esperienza comunitaria. Non è facile. Pensate alla figuraccia di Trump sul prezzo delle uova, per passare a un tema più corrente. In generale il cambiamento climatico e l’instabilità che deriva dalla geopolitica del cibo diventano fattori dirimenti di influenza sui prezzi. Su queste scelte si gioca il futuro dell’Europa. Una posizione di maggiore forza con cui potremmo affrontare in modo efficace anche le politiche dell’export e le ripicche sui dazi”.

 

Cosa devono aspettarsi i consumatori? “Lo dico anche da presidente degli agricoltori europei, noi stiamo vivendo una fase di non stabilità e ci sono forti preoccupazioni tra noi operatori del settore primario, perché sono toccati temi sensibili nell’interesse strategico delle nazioni e nella stessa vita degli agricoltori. A metà di marzo ne parlerò negli Stati Uniti con il presidente degli agricoltori americani, perché dobbiamo assolutamente continuare nel dialogo che ha garantito stabilità dal 1946 a oggi e dobbiamo continuare a lavorare per arrivare alle condizioni che garantiscano equilibrio e autosufficienza alimentare sia negli Stati Uniti, sia in Europa. Noi siamo favorevoli e lo siamo sempre stati all’attuazione dell’intesa commerciale con il Canada, chiediamo invece più prudenza per quella con i paesi Mercosur, dai quali non arrivano condizioni di scambio equilibrate e adeguate ai nostri standard sociali e di sicurezza”.