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l'intervento - 2

Federvini ci spiega l'effetto dei dazi

Micaela Pallini

La sola minaccia di queste misure ha già avuto un impatto concreto: gli importatori americani hanno chiesto di sospendere le spedizioni; alcuni produttori italiani hanno carichi fermi nei porti e i prezzi sono aumentati. Il rischio è quello di una sostituzione progressiva dei prodotti europei sugli scaffali e nei ristoranti di oltre oceano

Al direttore - In queste settimane abbiamo vissuto con crescente apprensione la prospettiva di nuovi dazi statunitensi sui vini e liquori europei. Al di là della decisione che verrà presa, questa vicenda ha già avuto un impatto concreto sulle nostre imprese. Gli importatori americani, per prudenza, hanno chiesto di sospendere le spedizioni; alcuni produttori italiani hanno carichi fermi nei porti; i ristoratori USA faticano a trovare i nostri prodotti e i prezzi, laddove disponibili, sono aumentati sensibilmente. È un segnale chiaro: il solo annuncio di misure di questo tipo è sufficiente a destabilizzare un settore che rappresenta un’eccellenza del Made in Italy.

 

Gli Stati Uniti sono il nostro primo mercato estero: nel 2024 abbiamo superato i 2 miliardi di euro di export. Pensare di rimpiazzarlo in tempi brevi non è realistico. Un dazio, che secondo le ipotesi circolate potrebbe partire da una base del 20% e salire in caso di escalation, significherebbe nei fatti rendere quel mercato inaccessibile per molti dei nostri produttori. Le conseguenze sarebbero gravi: l’impatto sulle esportazioni potrebbe essere molto rilevante, con una perdita iniziale stimata attorno al 20%, ma destinata a crescere in base all’effettivo livello delle tariffe. A soffrirne non sarebbero solo le aziende esportatrici, ma l’intera filiera che in Italia occupa oltre 870.000 addetti tra produzione, distribuzione e logistica. Va inoltre considerato che un provvedimento di questo tipo finirebbe inevitabilmente per alterare la concorrenza sul mercato statunitense, favorendo fornitori di Paesi extra-UE non soggetti a dazi.

   

In un settore fortemente competitivo come quello del vino e degli spirits, il rischio concreto è quello di una sostituzione progressiva dei prodotti europei sugli scaffali e nei ristoranti americani, con effetti duraturi anche qualora le tariffe venissero in futuro revocate. Per questo chiediamo al governo di agire in sede europea per costruire un dialogo stabile con gli Stati Uniti e prevenire future crisi commerciali. L’export non può restare ostaggio di tensioni geopolitiche. Serve una strategia di difesa del nostro comparto, basata su diplomazia, equilibrio e visione di lungo periodo.
   

Micaela Pallini è presidente Federvini

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