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Gedi, si cambia. Ceretti nuovo presidente. Ma dove vuole andare Elkann?

Stefano Cingolani

John Elkann vorrebbe portare il gruppo editoriale anche fuori dal cortile di casa. Tra svalutazioni e strategie digitali, potrebbe cercare partner o un rilancio globale. Juve e giornali messi tra parentesi

Il gruppo Gedi ha cambiato di nuovo presidente. Ieri è stato nominato Paolo Ceretti al posto di Maurizio Scanavino che ha preso le redini della Juventus. Viene dalla covata Fiat, ma da oltre 20 anni Ceretti si occupa di media e tecnologia (da Ciaoweb a De Agostini). Dopo la Juve, insomma, tocca a Gedi, per andare dove? Chi ha letto l’ultima lettera agli azionisti Exor firmata da John Elkann è rimasto sorpreso nel non trovare un riferimento al futuro dei giornali e della squadra di calcio. 

Il 2024 è stato un anno difficile soprattutto per Stellantis mentre continua a brillare la Ferrari (non sulle piste della Formula 1). Si aspettano dividendi per 670 milioni di euro: 306 milioni dal 15,5 per cento del gruppo automobilistico (erano 700 milioni nel 2023), 147 milioni dal 17,5 per cento della Philips, 113 milioni dalla Ferrari, 84 milioni dai trattori della Cnh e 24 milioni dai bus della Iveco. Nonostante la sforzo di diversificarli, gli affari degli Agnelli sono ancora nella vecchia industria (quattro ruote e cingoli, più i macchinari sanitari della Philips). Il progetto di un polo del lusso è fermo (come il lusso del resto), lo sport va male, l’editoria anche. Il fatto che proprio calcio e giornali siano stati messi tra parentesi fa sorgere molti interrogativi. Da tempo si dice che Elkann voglia uscire da entrambi. Secondo la Gazzetta dello Sport (gruppo Cairo) “si è ripreso la Juve” annunciando un aumento di capitale a fine stagione (15 milioni di euro sono già stati  versati). Altri sostengono che è la premessa per trovare un partner internazionale, un fondo o un “patron”. Lo stesso potrebbe accadere alla Gedi.  Dopo la svalutazione di 46,3 milioni nel 2023 il gruppo editoriale è stimato in circa 10 milioni di euro, è cambiato il direttore della Repubblica dopo un braccio di ferro con la redazione e uno scontro continuo con il governo, mentre Elkann ha lasciato la presidenza. 


La direzione di Mario Orfeo ha rimesso sotto controllo anche le frange più malmostose e ha riequilibrato la linea politica senza cambiare casacca, un atteggiamento pragmatico che Elkann ha apprezzato apertamente. L’editore in capo non vorrebbe mollare, semmai rilanciare su una dimensione non più solo italiana. La scalata di Mediaset a Prosiebensat in Germania in qualche modo conferma che le “barriere culturali” possono cadere anche nei media. 

Elkann non nasconde di voler portare Gedi fuori dal cortile di casa. Come e con chi? Si era parlato di Vivendi, ma non ha mai preso forma: Vincent Bolloré si sta leccando le ferite (Mediobanca, Mediaset, Tim) e non vorrà certo tornare in Italia. Quando era l’azionista di riferimento della Rcs, Elkann confessò di voler fare l’editore a tutto campo. In Via Solferino andò male. Si rifece con l’Economist che non solo è prestigiosissimo, ma frutta bei soldoni: l’ultimo bilancio del marzo scorso mostra un profitto operativo di 47,4 milioni di sterline (+12 per cento) su un fatturato di 367 milioni (-3 per cento). Lo stesso non si può dire del gruppo Gedi. Il futuro è sempre più tecnologico e internazionale, nell’editoria così come in tutta l’industria. L’accordo con OpenAI raggiunto nel settembre scorso è stato definito “partnership strategica” che “fa parte del percorso di trasformazione digitale di Gedi. Gli utenti di ChatGPT potranno fare affidamento su articoli e analisi approfondite provenienti dalle nostre pubblicazioni e l’accordo permette di raggiungere un pubblico internazionale più ampio”, ha dichiarato Elkann. Accanto alla firma della lettera agli azionisti ha scritto di suo pugno “Onwards!”, avanti. Noi potremmo aggiungere “stay tuned”, non cambiate canale.