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La reazione dei mercati

I dazi di Trump pesano sulle borse europee, ma danneggiano anche l'America

Mariarosaria Marchesano

Dopo gli annunci della Casa Bianca, i mercati europei registrano cali tra l’1 e il 2 per cento, mentre Jp Morgan mette in guardia su un rischio di recessione per l’economia statunitense e mondiale. Le ripercussioni sull'Ue, che si prepara a reagire

C’era da aspettarselo: i mercati azionari europei stanno tutti reagendo male agli annunci della Casa Bianca che applicherà dazi del 20 per cento sull’importazione di merci e del 25 sulle auto. Dal Ftse Mib, il maggior indice della Borsa italiana, al Dax (Francoforte), dal Cac40 (Parigi) all’Ibex (Madrid) stanno registrando cali compresi tra l’1 e il 2 per cento. E anche la borsa di Londra è in netta discesa nonostante un’applicazione più soft delle tariffe (10 per cento rispetto al 20 per cento nei confronti delle merci importate dall’Unione europea). Gli investitori temono l'impatto sull’economia dell’Eurozona, ma anche su quella globale, di “America First”. Inflazione, recessione e guerre valutarie sono le possibili conseguenze per i paesi del Vecchio Continente ma anche per le regioni asiatiche e per gli stessi Stati Uniti, secondo l’opinione di diversi osservatori. 

 

             

“C’è un rischio di recessione per l’economia statunitense e mondiale nel 2025”, afferma Jp Morgan in una nota agli investitori citata dalla Cnn. Secondo l’analisi della banca d’affari americana le tariffe di Trump avranno l’effetto di aumentare le tasse dei cittadini Usa di 660 miliardi di dollari all’anno, il più grande aumento fiscale della storia recente. Inoltre, l’impatto sull’inflazione sarà sostanziale e, dunque, Jp Morgan considera la “piena attuazione di queste politiche come uno shock macroeconomico sostanziale”.

Secondo l’analisi della casa d’investimento T. Rowe Price, ci sono diversi fattori che danneggeranno l’economia dell’Ue. Oltre all’effetto diretto delle maggiori tariffe, l'imposizione di dazi molto più elevati alla Cina porterà a una maggiore concorrenza sul mercato interno e sui mercati terzi. Infine, ci saranno livelli senza precedenti di incertezza nella politica commerciale che peseranno a lungo sugli investimenti e sui consumi interni. “Una lieve recessione nell’area euro nel 2025 è ora probabile. La Bce taglierà i tassi al di sotto del tasso neutro all'1-1,5 per cento”.

Per Gam, società di gestione patrimoniale indipendente globale, è probabile che il 2 aprile resti nella storia come il “Liberation Dismay”, il giorno dello sgomento per una “liberazione” inesistente e semmai costosa. “Comincia una nuova fase in cui sarà Wall Street a pagare il pegno maggiore perché sappiamo che la politica dei dazi non porta da nessun’altra parte diversa dalla debolezza economica e prezzi in aumento”. 

In effetti, il timore maggiore degli investitori, arrivati a questo punto, è che si inneschi una escalation nella guerra commerciale visto che i partner storici degli Stati Uniti si sono già dichiarati pronti ad applicare misure di ritorsione. L’Unione europea pare orientata a contrastare la politica della Casa Bianca con altri dazi che colpiranno merci e servizi americani: secondo fonti ufficiali, Bruxelles ha registrato un surplus di merci con gli Stati Uniti di 156,6 miliardi di euro nel 2023, ma un deficit di servizi di 108,6 miliardi di euro. L’Ue, inoltre, dispone già di due liste di prodotti statunitensi che potrebbero essere colpiti dai dazi (per un totale di circa 28 miliardi di dollari) e se potrebbero essere necessarie ulteriori misure che riguardano i servizi (innovazione e hi tech).

Una reazione aggressiva dell’Europa, insomma, si prepara anche se diversi economisti suggeriscono, la contrario, di evitare una guerra tariffaria da cui l’Europa potrebbe uscire con le ossa rotte. Le possibili alternative? Far svalutare l’euro per controbilanciare le minori esportazioni verso gli Usa e stringere accordi commerciali con altre aree (per esempio, accelerare gli accordi con il Mercosur, il mercato comune dell’America meridionale.