Il virus mette in crisi la censura cinese

3 FEB 20
Ultimo aggiornamento: 00:07 | 4 FEB 20
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In condizioni di estrema emergenza come le epidemie, e come l’epidemia di coronavirus che ha colpito la Cina e che si sta diffondendo in Asia e nel mondo, i social media sono spesso un luogo di diffusione di psicosi e teorie del complotto. Ma sui controllatissimi social media cinesi sta succedendo una cosa differente: i cittadini li stanno usando per criticare il governo sulla gestione della crisi, e stanno riuscendo a mettere in difficoltà la censura, come ha scritto Raymond Zhong sul New York Times. Commenti durissimi nei confronti dei leader più preoccupati per la stabilità politica che per la salute dei cittadini, descrizioni realistiche delle condizioni dell’epidemia, minimizzate dai media di stato, meme ironici sulla cattiva gestione della crisi da parte del Partito comunista. I critici sui social network scambiano il nome del presidente cinese Xi Jinping con quello di Donald Trump per superare la censura, e paragonano l’epidemia alla catastrofe nucleare di Chernobyl – in questo modo confondono i censori. Il sindaco di Wuhan, il luogo da cui l’epidemia è cominciata, è uno dei più bersagliati, ma molti utenti attaccano i tentativi ufficiali di insabbiare la gravità della situazione e criticano direttamente Xi Jinping. Il numero di messaggi critici è stato così elevato che la censura, di solito efficientissima, è stata messa in difficoltà.