Il culto segreto del coworking

2 SET 19
Ultimo aggiornamento: 00:11 | 3 SET 19
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Non si sa come andrà perché le Ipo o collocamenti iniziali di Borsa sono imprevedibili peggio di Salvini, ma lo sbarco a Wall Street di WeWork, il maggior gruppo globale del coworking, di sicuro è uno dei più rilevanti dello zeitgeist attuale. Come Uber e Airbnb, WeWork non è soltanto un’azienda ma un business sconosciuto fino a dieci anni fa e oggi velocemente irrinunciabile, come quando a “Downton Abbey” portano il telefono. La ragione sociale è straordinaria: prendere dei casermoni, risistemarli e trasformarli in luoghi attraentemente attrezzati da affittare scaltramente a startupper e freelance e insomma giovinastri di ogni risma in cerca di un tavolo e di una connessione, con caffettoni americani, wifi veloce e distributori di cereali, in un contesto omogeneo di gioventù digitalizzata e creativa, senza posto fisso e senza fissa dimora.