Di Maio dà il pacco ai fattorini

5 AGO 19
Ultimo aggiornamento: 00:12 | 6 AGO 19
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Con un anno di ritardo Luigi Di Maio potrebbe mantenere la promessa di licenziare una norma che stabilisce le regole per i contratti dei rider, i fattorini che consegnano cibo a domicilio. I compromessi che il ministro ha dovuto accettare, tuttavia, sono così tanti che delle promesse iniziali rimane poco. Di Maio ha accettato di condividere con gli alleati di governo la paternità del provvedimento, cedendo alla Lega quello che è stato il primo impegno che ha assunto da ministro del Lavoro. La norma, che arriverà in Consiglio dei ministri mercoledì per essere approvata prima della pausa estiva, porta le firme di Massimiliano Romeo e Stefano Patuanelli, rispettivamente capigruppo al Senato di Lega e M5s. Di Maio ha ridimensionato molte pretese nella contrattazione con la Lega. Così, ora che l’accordo della maggioranza garantisce l’approvazione del decreto, i rider non sono affatto soddisfatti e se la prendono con Di Maio per aver giocato al ribasso con un provvedimento “inconcludente” e “inadeguato”. Dal testo spariscono l’obbligo per le piattaforme di consegne di assumere i fattorini con contratti da lavoro dipendente e l’abolizione del cottimo, che resta invece valido a patto che non abbia “un peso prevalente” nella determinazione del compenso. Perciò viene introdotto il principio di paga oraria, che i datori di lavoro devono riconoscere solo nei casi in cui, per ogni ora, i fattorini accettino almeno una chiamata. Il decreto non stabilisce un minimo da corrispondere e rimanda tutto al contratto collettivo di settore, quello della logistica, che già da due anni ha introdotto la figura del rider e delineato diritti e doveri di questi lavoratori impiegati nella gig economy. Il decreto stabilisce invece che saranno obbligatorie la copertura dell’Inail, l’assicurazione sanitaria e il rimborso delle spese, aspetti su cui le parti sociali, in diversi casi, hanno già trovato un accordo. La contrattazione sindacale – a differenza di quanto fatto da Di Maio – in quest’ultimo anno ha infatti prodotto importati risultati. Se quella dei rider doveva essere la battaglia simbolo del M5s per mostrare di avere a cuore la cosiddetta “generazione abbandonata”, s’è rivelata il simbolo della inutilità del M5s.