Zero Covid vs contenimento

Germania e Francia a confronto e la necessità del coordinamento europeo
13 FEB 21
Ultimo aggiornamento: 05:00
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Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

A quasi un anno dall’arrivo del Covid-19 nell’Unione europea, i suoi paesi membri continuano ad andare in ordine sparso nella gestione della pandemia. In apparenza è giusto così: la Commissione non ha competenze sanitarie e non può essere un funzionario di Bruxelles a imporre ai governi nazionali quando e come fare un lockdown o le vaccinazioni. Ma quando grandi paesi come Germania, Francia e Italia adottano politiche diverse le conseguenze si fanno sentire su tutta l’Ue.
Da metà dicembre Angela Merkel ha scelto la strategia “Zero Covid” per eliminare il virus: un lockdown relativamente stretto e la chiusura di alcune scuole sono stati prolungati fino al 7 marzo. Emmanuel Macron ha preferito il contenimento, sostituendo il lockdown con il coprifuoco. Risultato: la Germania negli ultimi quattordici giorni ha avuto un calo delle infezioni con un tasso di 177 casi ogni 100 mila abitanti, mentre la Francia si ritrova a quota 423 ma la fase discendente si è fermata, le infezioni rimangono stabili e in Mosella c’è un aumento preoccupante a causa delle mutazioni. Altrove si fanno errori, come in Austria, dove il Tirolo è stato chiuso in ritardo malgrado un focolaio generato dalla presenza di varianti. La reazione della Germania è stata quella di chiudere le frontiere con la regione austriaca (e con la Repubblica ceca). Nel frattempo il Belgio ha vietato i viaggi. Sui vaccini la Francia raccomanda una sola dose per le persone che avevano già contratto l’infezione, la Germania ha dato priorità agli ultraottantenni, l’Italia al personale sanitario. L’Ue non può imporre nulla a nessuno, ma i Ventisette farebbero bene a coordinarsi davvero per far funzionare meglio le cose in patria ed evitare che approcci frammentati e incerti compromettano gli sforzi di tutti.