Occhio al neo populismo bancario

La crisi di Mps mostra un rigurgito pericoloso delle forze anti sistema
27 OTT 21
Ultimo aggiornamento: 04:01
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La gestione della crisi di Mps ha implicazioni politiche che possono essere pericolose per la stabilità del governo e presenta il rischio di un ritorno del populismo guidato da questioni legate alle banche. Il passato insegna: la sottovalutazione di problemi bancari è stato uno dei motivi per cui gli elettori hanno fatto mancare il sostegno ai referendum del governo Renzi a fine 2016 e poi hanno votato per partiti anti establishment e populisti nel 2018. E’ l’opinione (saggia) di Lorenzo Codogno, già capo economista del Mef e fondatore della società di consulenza e ricerche di mercato Lc Macro Advisors, secondo il quale il costo che i contribuenti finiranno per pagare è pari all’incirca a 10 miliardi di euro, ovvero quasi la metà del bilancio espansivo che Palazzo Chigi sta per varare. Dopo che si è interrotto il negoziato con Unicredit, le possibili opzioni per la banca senese sono quattro e l’economista le mette in ordine di probabilità che hanno di verificarsi.
La prima è un rilancio della trattativa con lo stesso istituto guidato da Andrea Orcel. Una volta ottenuta la proroga da Bruxelles, e il Monte, ricapitalizzato con 2,5-3 miliardi, avrà avuto il tempo di recuperare redditività e ripulirsi ulteriormente da crediti deteriorati, il Mef potrebbe trovarsi in una posizione (politica) migliore per offrire un nuovo accordo a Unicredit. La seconda opzione è creare intorno a Mps un terzo polo bancario costituito da istituti di medie dimensioni, anche se i potenziali candidati a partecipare, per esempio Banco Bpm e Bper, non hanno, riflette Codogno, la dimensione e l’esperienza per poter digerire un boccone come il Monte. La terza opzione è l’arrivo di un cavaliere bianco dall’estero, come gli spagnoli Bbva o Santander e in alternativa le francesi Société Générale, Bnp Paribas o Crédit Agricole. Il freno in questo caso è rappresentato da un mercato unico dei capitali europeo ancora incompiuto. Quarta e ultima possibilità (la meno probabile): la risoluzione della banca, con tutto ciò che comporterebbe per gli investitori coinvolti.