editoriali
Il macellaio di Assad è stato arrestato
Amjad Yousef è il simbolo dell’odio settario del regime e monito per il presente

Foto Getty
A Damasco, per le strade di Tadamon, i residenti sono scesi in strada per festeggiare. Un corteo con centinaia di persone, vecchi e bambini, donne e uomini, tutti con le bandiere della rivoluzione siriana. Si festeggia la cattura di Amjad Yousef, il macellaio che nel quartiere della capitale, nel 2013, fu ripreso con un cellulare mentre sterminava ridendo centinaia di civili, legati e bendati, giustiziati a sangue freddo e gettati in fosse comuni. Il massacro di Tadamon è ancora oggi una delle tragedie diventate il simbolo della barbarie del regime di Bashar el Assad e dell’odio settario. I numeri di quella epurazione collettiva di dissidenti, molti dei quali palestinesi scappati a Tadamon dopo l’occupazione del Golan da parte di Israele nel 1967 non sono certe, si parla di centinaia e centinaia di morti. Il video del 2013 ne mostra solo una parte, perché i residenti raccontavano che le fosse comuni fra le macerie dei palazzi, divelti dai bombardamenti di Assad, erano molte. alcune ancora da scoprire, i cadaveri da identificare.
Amjad Yousef era considerato il regista del massacro, in qualità di capo del branch 227 dell’intelligence militare assadista. E’ stato arrestato nel suo villaggio natale, a Ghab Plain, tra le montagne Alawi della Siria occidentale. Si nascondeva lì dalla caduta del regime con l’aiuto dei residenti. I video che girano lo mostrano annichilito, legato e inginocchiato agli uomini delle forze di sicurezza, con un filo di sangue che gli scende dal naso. Tom Barrack, inviato speciale degli Stati Uniti in Siria, esulta: “L’arresto è un passo decisivo che si allontana dall’impunità”, è “il nuovo paradigma di giustizia che sta emergendo nella Siria post Assad”. La strage di Tadamon è ancora oggi considerata dai siriani un crimine motivato dall’odio settario: la minoranza alauita contro i sunniti, colpevoli solo di essere tali. La speranza è che le stesse logiche brutali non si ripetano ancora oggi, a ruoli invertiti.



