La via stretta di Giorgetti per Bruxelles

Fare più deficit, ma senza strappi con l’Europa. Le proposte dell’Italia

di
4 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 05:15 PM
Immagine di La via stretta di Giorgetti per Bruxelles

Foto ANSA

Lo choc energetico causato dalla crisi iraniana richiede una risposta rapida, coordinata e proporzionata da parte dell’Ue, che tragga insegnamento dalla crisi del 2022-2023”, ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ai colleghi dell’Eurogruppo. La guerra in medio oriente sta facendo aumentare l’inflazione, che a sua volta potrebbe richiamare una stretta monetaria con ulteriori conseguenze negative sull’attività economica. Il governo italiano, quindi, mette sul tavolo europeo quattro proposte per ottenere maggiori margini di bilancio: attivare una clausola di salvaguardia generale a livello Ue (sospendere il Patto di stabilità); in subordine, un’attivazione coordinata delle clausole di salvaguardia nazionali, mantenendo l’impegno sulla sostenibilità fiscale; l’introduzione di una tassa europea sugli extraprofitti delle società energetiche; infine, estendere all’interno dello stesso tetto la clausola di salvaguardia per le spese per la difesa alla risposta contro la di Hormuz (in sostanza, poter usare i soldi destinati alle spese militari per misure contro il caro energia).
Al momento tutte le strade sono difficilmente percorribili, soprattutto la sospensione generale del Patto di stabilità. Ma è chiaro il perimetro entro cui vuole muoversi il governo Meloni, che è quello della cooperazione europea e non il paventato “faremo da soli”. Proprio oggi, la Bce nel suo rapporto annuale ha rimarcato un aumento generalizzato del rendimento dei titoli di stato europei con l’Italia nel ruolo di anomalia positiva per aver mantenuto un livello “sostanzialmente invariato” per effetto del “consolidamento della posizione di bilancio”. Giorgetti e Meloni sono consapevoli che questo è il principale risultato del governo: buttare a mare tutto il lavoro fatto in quattro anni di governo nell’ultimo anno di legislatura avrebbe un costo politico, e anche economico, enorme. Superiore agli ipotetici benefici del maggiore deficit. La linea è quindi ottenere maggiori margini fiscali in accordo con Bruxelles: la via è stretta, ma è l’unica percorribile.