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Odifreddi su La7 dice che Taiwan “non ha diritto di esistere” perché fascista
Il matematico, più o meno intellettuale più o meno vicino alla sinistra, si è lanciato in una spiegazione dell'isola che da settantasette anni il Partito comunista cinese minaccia di invadere. Non c’è argine alle fake news in Italia
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15 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 05:53 PM

La politica estera potrà mai essere presa sul serio in Italia, se a spiegare e commentare fatti e avvenimenti di cruciale importanza diplomatica e politica in tv, tutti i giorni, ci troviamo influencer, virologi, matematici e fisici che la sparano grossa perché fanno viralità? Certe volte sembra che la lezione della disinformazione russa non ci abbia insegnato nulla, nemmeno a fare un fact checking in tempo reale alle fake news prese per simpatiche baggianate, che però così simpatiche non sono. All’Aria che tira su La7, forse più influente di Limes nell’opinione pubblica italiana, il matematico Piergiorgio Odifreddi, più o meno intellettuale più o meno vicino alla sinistra, si è lanciato in una spiegazione dello status di Taiwan, la Repubblica di Cina che da settantasette anni il Partito comunista cinese minaccia di invadere. E l’ha fatto così: “Taiwan è l'analogo di quella che sarebbe la Repubblica di Salò oggi […]. Erano i fascisti, praticamente, che sono scappati e hanno fatto un’enclave e continuano a essere lì da ottant’anni. E’ veramente una situazione anacronistica, non ha nessun senso. Certo a noi serve perché ormai è diventato un hub tecnologico soprattutto per le questioni informatiche, no? Però questo non è un motivo per permettergli di esistere”.
Odifreddi sembra posseduto dal demone di Putin, che prima d’invadere l’Ucraina parlava continuamente dei fascisti che assediavano Kyiv, posseduto dal demone del Partito comunista cinese, ossessionato dall’isola che non ha mai potuto avere. I taiwanesi, loro sì, però, la storia la conoscono: il legame con il “mondo cinese” indissolubile, che non gli ha mai impedito di cambiare le cose, di espellere i soggetti nazionalisti legati all’autoritarismo di Chiang Kai-shek, di fare la rivoluzione nel sangue, di darsi un’autonomia pressata dalle intimidazioni continue del regime di Pechino, di trasformarsi in una vera democrazia – la più liberale e progressista e de’ sinistra d’Asia. Chissà se Odifreddi è mai stato a Taiwan. Chissà se ha mai aperto un libro di storia che non avesse il bollino del Partito comunista cinese.