Draghi è il nome giusto per parlare con Mosca

Kyiv chiede un’Europa più forte al tavolo con la Russia e guarda con interesse all'ex presidente del consiglio. Per l’Italia sarebbe un errore farne il solito duello tra draghiani e anti-draghiani

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21 MAY 26
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Foto Ansa

L’indiscrezione di ieri del Financial Times merita di essere presa sul serio. I governi europei stanno ragionando sulla possibilità di affidare a una figura autorevole il compito di rappresentare l’Unione in eventuali negoziati con Vladimir Putin. I nomi circolati sono quelli di Angela Merkel e Mario Draghi, accanto ad altri profili possibili, da Alexander Stubb a Sauli Niinistö. Il punto di partenza è semplice: i negoziati guidati dagli Stati Uniti non avanzano, l’America è distratta, l’Ucraina chiede che l’Europa abbia una voce forte e l’Europa non può continuare a restare spettatrice della propria sicurezza. Secondo il Financial Times, a Kyiv c’è chi vedrebbe bene proprio “someone like Draghi”: una figura solida, rispettata, capace di non trasformare la diplomazia in teatro. Per l’Italia sarebbe un errore ridurre questa possibilità al solito gioco delle appartenenze.
Draghi non dovrebbe essere il candidato di chi lo sostenne a Palazzo Chigi contro chi lo avversò. Non dovrebbe diventare il nome dei tecnici contro i politici, dei moderati contro i sovranisti, degli europeisti contro gli scettici. In una partita così, Draghi dovrebbe essere il candidato dell’Italia. L’interesse nazionale, in questo caso, coincide con l’interesse europeo e con quello ucraino: parlare con Mosca senza regalare a Putin una vittoria; cercare la pace senza confondere la pace con la resa; evitare che l’Ucraina venga trattata come una variabile negoziale; ricordare che la sicurezza europea non può essere costruita sulla stanchezza di Kyiv. Draghi, in questi anni, è stato un amico dell’Ucraina nel senso più serio dell’espressione. Per questo governo, opposizione, partiti che amarono Draghi e partiti che lo detestarono, forze che lo rimpiangono e forze che lo temono, dovrebbero dire insieme una cosa semplice: se l’Europa cerca una voce, l’Italia propone la sua migliore voce possibile. Non per vanità nazionale. Ma semplicemente per fare una scelta giusta e provare incidentalmente anche a contare.