Editoriali
L’istruttivo silenzio dell’Anm sul caso Minetti
L’associazione dei magistrati si distrae e non difende Nanni dagli attacchi del Fatto
16 GIU 26

La Procuratrice generale di Milano Francesca Nanni (foto Ansa)
C’è qualcosa di magnifico, quasi educativo, nella sorpresa con cui il Fatto Quotidiano ha accolto la solidarietà espressa dagli avvocati milanesi alla procuratrice generale Francesca Nanni. Sorpresa: gli avvocati difendono un magistrato. Sorpresa doppia: lo fanno non per rinunciare alla loro vocazione garantista, ma per ricordare che anche un magistrato può essere criticato senza essere trasformato in un bersaglio. La cosa più divertente, naturalmente, è vedere il Fatto indignarsi perché qualcuno difende una toga. Noi eravamo rimasti all’idea del Fatto come utilissima buca delle lettere del partito delle procure, ma bisogna aggiornarsi: il Fatto ama i magistrati solo quando i magistrati rispondono alle direttive del Fatto. Quando invece sono autonomi, quando non consegnano al tribunale mediatico la sentenza già incorniciata, diventano poteri opachi, apparati, caste, nemici della verità. Fin qui, nulla di nuovo: è il vecchio giustizialismo a geometria variabile.
Ma il punto più istruttivo è un altro. Dov’è l’Anm? Dove sono i comunicati? Dove sono le note sull’attacco all’autonomia della magistratura? L’Anm interviene su tutto, spesso con ammirevole tempestività. Se un giornale come il Foglio critica la procura di Torino o quella di Firenze, magari per un comunicato sopra le righe, per una conferenza stampa troppo teatrale, per un’indagine raccontata come una catechesi civile, scatta subito l’allarme: delegittimazione, clima pericoloso, attacco alle toghe. Ora invece no. Silenzio. Anche di fronte a un giornale il cui direttore ha minacciato di portare in tribunale un magistrato, il quale magistrato aveva contestato come non corrispondenti al vero le ricostruzioni del Fatto sul caso Minetti. Il caso Nanni-Minetti, al netto della grazia e delle polemiche, racconta dunque una piccola ipocrisia italiana. Ci sono magistrati difesi per principio e magistrati lasciati soli per convenienza. Gli avvocati, stavolta, hanno ricordato una cosa semplice: il garantismo non si applica solo a chi ci piace. L’Anm, tacendo, ha fatto capire il resto.