Lezioni cubane sulla concorrenza

Cuba approva un clamoroso pacchetto di liberalizzazioni. Meloni prenda appunti

20 GIU 26
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Foto ANSA

Dimenticatevi della Spagna e del “modello Sanchez”: nel giorno della rottura con Donald Trump, Giorgia Meloni faccia come Cuba! Ieri, il Parlamento dell’Avana ha approvato all’unanimità un pacchetto di misure di liberalizzazione, fortemente voluto dal presidente Miguel Díaz-Canel. Si tratta di provvedimenti senza precedenti dalla rivoluzione del 1959. I dettagli non sono ancora chiari, ma si parla di consentire maggiore libertà alle imprese private, in settori quali lo sviluppo immobiliare e le banche, e addirittura di vendere quote del capitale delle imprese pubbliche che dominano l’economia cubana a investitori privati “anche stranieri”. “Ai cubani che vivono all’estero – ha detto Díaz-Canel – e che vogliono investire, donare, importatore tecnologia, aprire un mercato o costruire un progetto nella loro madrepatria, offriamo un quadro chiaro, stabile e rispettoso”. Non sfugge a nessuno che questa mossa è una risposta alla stretta dettata da Trump, che ha messo l’isola in ginocchio con sanzioni e blocco dei rifornimenti.
Ma sarebbe ingenuo pensare che si tratti solo del cedimento a un ricatto yankee. Il presidente cubano, che quando raccolse il testimone dal novantenne Raúl Castro era considerato un riformista, ha fatto esplicito riferimento all’esperienza di paesi che, pur provenendo da un passato socialista, hanno introdotto nella loro economia elementi crescenti di iniziativa privata: in Cina, la povertà estrema è crollata dal 97 per cento della popolazione nel 1981 a pochi decimali oggi; in Vietnam, dal 60 per cento a inizio anni Novanta all’1,6 per cento attuale. A Cuba, pure nell’assenza di dati affidabili, viene stimata tra il 50 e il 90 per cento. Díaz-Canel sa bene che non tutte le riforme “avranno un consenso assoluto ma non possono essere rinviate”. La sua diagnosi è che la crisi, pur scatenata dal blocco Usa, dipende da “ostacoli che non vengono da fuori” quali “le lungaggini, la burocrazia e le norme che frenano chi vuole produrre”. Convergenze parallele con la leader di Fratelli d’Italia, che la promessa di “non disturbare chi ha voglia di fare” deve ancora mantenerla?