L’emergenza dimenticata nella sanità

Boom dei medici a gettone, affidamenti diretti e altri segnali di danni strutturali

25 GIU 26
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Foto di Marcelo Leal su Unsplash

L’emergenza dimenticata nella sanità
Boom dei medici a gettone, affidamenti diretti e altri segnali di danni strutturali
Il dato non lascia spazio a interpretazioni rassicuranti: nel biennio 2024-2025 il Servizio sanitario nazionale ha speso oltre un miliardo di euro per acquistare sul mercato medici e infermieri “a gettone”. Cinquecentosessantotto milioni nel solo 2025, in crescita del quindici per cento rispetto all'anno precedente. Non una diminuzione, dunque, nonostante i vincoli introdotti dal decreto-legge del 2023. Un aumento. Qualcosa non va. Il rapporto Anac fotografa con precisione ciò che molti operatori denunciano da anni: quello che nacque come rimedio emergenziale durante la pandemia si è trasformato in una componente strutturale e ordinaria del funzionamento della sanità pubblica italiana. Le aziende sanitarie non ricorrono ai gettonisti perché non sanno fare altrimenti: lo fanno perché non possono fare altro. Colpisce in particolare la composizione della crescita. La domanda di medici a gettone è esplosa (più 68% in numero di contratti) mentre quella di infermieri ha registrato una contrazione. Il sistema, insomma, non riesce a garantire nemmeno la copertura medica di base attraverso i canali ordinari, e supplisce acquistando prestazioni sul libero mercato a condizioni che l'Autorità stessa definisce spesso opache e poco competitive. Sul fronte procedurale, il quadro è altrettanto eloquente: il 70% dei contratti è stato affidato in via diretta, senza gara. Una scelta che, come osserva Anac, privilegia rapidità e semplicità a scapito della concorrenza e della trasparenza. Le ispezioni condotte congiuntamente ai Carabinieri dei Nas hanno rilevato criticità ricorrenti che restituiscono l'immagine di un sistema che gestisce l'emergenza cronica a colpi di scorciatoie. I dati del primo trimestre 2026 mostrano una contrazione, ma Anac avverte: è prematuro parlare di inversione di tendenza. La storia recente insegna che i trimestri successivi tendono a recuperare e superare i valori iniziali. E quindi, nonostante gli attuali paletti normativi, il miliardo del biennio appena trascorso rischia di diventare il nuovo punto di partenza più che un picco da non ripetere.