editoriali
Dopo la Russia anche la Cina chiude l’export dell’elio, input critico per l’industria AI
L’elio ultrapuro diventa una materia prima contesa nell’era dell’intelligenza artificiale: il bando cinese mette sotto pressione le filiere globali e apre il rischio di un cartello tra potenze autoritarie, rivali dell’Occidente
11 LUG 26

Ieri la Cina ha sospeso con effetto immediato le esportazioni di elio, il gas essenziale per la tecnologia, dalla produzione di semiconduttori avanzati e di fibre ottiche fino al raffreddamento degli scanner per la risonanza magnetica. L’annuncio del ministero del Commercio e delle dogane cinese parla di una misura “temporanea” e non specifica la data di scadenza del bando. Pochi mesi fa, ad aprile, anche la Russia aveva imposto dei controlli sull’export di elio, con le vendite fuori dallo spazio doganale con gli ex paesi sovietici che fino a fine 2027 possono essere autorizzate solo con la firma del premier Michail Mishustin o dei suoi vice. Russia e Cina non dominano la produzione mondiale di elio ma hanno già costruito un asse, che questo bando intende rinforzare. A seguito dell’invasione dell’Ucraina, sia l’Europa sia gli Stati uniti hanno smesso di comprare elio direttamente da Mosca. Ma la Cina ha preso il posto lasciato vuoto: nel 2025 ha assorbito circa il 40 per cento delle sue importazioni di elio proprio dalla Russia, e ormai agisce da intermediario rivendendolo sul mercato estero, Europa compresa. In ogni caso, secondo la Us Geological Survey, dei 190 milioni di metri cubi di elio prodotti nel 2025, Stati Uniti (81 milioni) e Qatar (63 milioni) coprono oltre i tre quarti del totale. La Cina produce 3 milioni di metri cubi e importa circa l’85 per cento del proprio fabbisogno domestico, mentre la Russia si ferma a 18 milioni di metri cubi – l’impianto di Amur, progettato per produrne 84,5 milioni di metri cubi, lavora sotto capacità. I prezzi dell’elio ultrapuro per i chip sono però più che raddoppiati da febbraio e la ripresa delle ostilità nel Golfo è un ritorno del rischio per le catene di approvvigionamento. Per ora la filiera a valle (liquefazione, trasporto e distribuzione) resta per l’80 per cento in mano a cinque grandi gruppi occidentali e giapponesi – Air Liquide, Linde, Air Products, Nippon Sanso e Iwatani. Ma Mosca e Pechino potrebbero aver dato il via alla prova generale di un cartello degli autoritari su un input critico dell’industria AI.