Foto LaPresse / Markus Schreiber 

Nei calcoli dei mediatori che vogliono la tregua più di Putin

Una parte dell’Ue spera nel successo nei negoziati tra la Russia e l’Ucraina per evitare di dover imporre un embargo su petrolio e gas e mettersi alle spalle i costi della sua guerra. L’attivismo turco e le parole forti di Parigi

Una parte dell’Unione europea si aggrappa alla speranza di un successo nei negoziati tra la Russia e l’Ucraina per evitare di dover imporre un embargo su petrolio e gas a Vladimir Putin e mettersi alle spalle i costi della sua guerra. Il Foglio è entrato in possesso di un documento che prevede sedici punti che dovrebbero servire da base per un accordo di pace. Le condizioni poste all’Ucraina sono pesanti, ma considerate in parte accettabili da una parte degli occidentali. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ieri ha detto che queste bozze che circolano sui giornali contengono “molte informazioni sulle questioni all’ordine del giorno” dei negoziati russo-ucraini, ma che le versioni finali sono “essenzialmente errate, ci sono alcune cose corrette, ma nel complesso non sono vere”. 

  

Per contro, i rappresentanti di Kyiv hanno informato l’Ue che il documento “potrebbe essere un modo per cercare di porre fine alla guerra”, spiega al Foglio un diplomatico. Un’altra fonte sostiene che Putin ha interesse a firmare un cessate il fuoco “per la sua sopravvivenza interna”. Alcuni a Bruxelles ritengono che la visita di Joe Biden della prossima settimana potrebbe essere legata a un accordo tra Russia e Ucraina. Ma la bozza “potrebbe anche essere un trucco dei russi per guadagnare tempo”, ammette il primo diplomatico. Il blitzkrieg è fallito, la situazione militare è in stallo e i negoziati potrebbero servire a Putin per riorganizzare la sua offensiva. “Kyiv fa bene ad andare a vedere se c’è una possibilità di trovare terreno comune per tornare alla pace. Ma non siamo sicuri che funzionerà”, dice il primo diplomatico.

  
Chi non crede alla buona fede di Putin è Jean-Yves Le Drian. In un’intervista al Parisien, il ministro degli Esteri francese ha accusato la Russia di “fare finta di negoziare” un cessate il fuoco, mentre l’Ucraina si è impegnata “con responsabilità e apertura nelle discussioni”. Secondo Le Drian, “la logica russa si fonda sul trittico abituale: bombardamenti indiscriminati, sedicenti corridoi umanitari concepiti per accusare poi l’avversario di non rispettarli e discussioni senza altro obiettivo che far finta di negoziare”. In effetti, dopo le speranze sollevate mercoledì, ieri non sono ripresi i colloqui in videoconferenza tra la parte russa e quella ucraina. La Francia sembra essere giunta a una conclusione: “La Russia ha fatto la scelta di continuare a far parlare le armi” e vuole “una capitolazione ucraina”, ha detto Le Drian. Per il ministro francese, gli occidentali devono essere determinati a rafforzare le sanzioni fino a quando Putin non capirà che “il prezzo da pagare per proseguire il conflitto è talmente elevato che è preferibile scegliere un cessate il fuoco e avviare un vero negoziato”.

  

In caso di attacco chimico o batteriologico, la risposta occidentale sarà “assolutamente massiccia, senza tabù”, ha detto Le Drian. Emmanuel Macron, che ha lanciato ieri il suo programma elettorale in vista delle presidenziali del 10 aprile, ha detto che la Francia deve potenziare il suo esercito per essere pronta a rispondere a “una guerra ad alta intensità che può tornare sul nostro continente”. “Se Putin farà qualcosa di atroce, possiamo imporre un embargo energetico ed escludere le altre banche da Swift”, dice un funzionario di un paese che frena sulle sanzioni.

  
Nel documento di cui il Foglio è entrato in possesso, oltre alle questioni relative all’integrità territoriale, ci sono due punti che riguardano l’Ue. L’Ucraina, pur potendo restare nell’area di libero scambio con l’Ue, dovrebbe impegnarsi a aderire all’Unione doganale euroasiatica con Russia, Bielorussia e Kazakistan. Le concessioni da parte della Russia sarebbero minori (rinunciare alle rivendicazioni su un vecchio prestito a Viktor Yanukovich, cancellare i dazi contro i prodotti ucraini, continuare a fornire e fare transitare gas in Ucraina), tranne una: “L’Ucraina intende diventare un membro a pieno titolo dell’Ue. La Russia si impegna a non interferire in questo processo”. Per una parte dell’Ue, questo compromesso è digeribile anche perché la Nato non intende far aderire l’Ucraina, la Crimea è considerata persa da tempo e l’indipendenza di Donetsk e Luhansk non è ritenuta un prezzo troppo alto per la pace.

   
Sul fronte delle mediazioni, ieri è tornata molto attiva la Turchia. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha (ri)parlato al telefono con Putin e il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavusoglu, in visita a Leopoli, ha detto al suo collega ucraino Dmitro Kuleba che potrebbe esserci un incontro tra Putin e Zelensky. Cosa che al momento tutti considerano altamente improbabile.

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