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Lara e le altre

Tutte le donne di Donald Trump in campagna elettorale: pretoriane, arriviste e fedelissime

Giulio Silvano

Quest'anno sul palco di Milwaukee le vere protagoniste sono le donne. Ma non moglie e figlia del Tycoon: loro due, uscite di scena, non sono più ben viste dai repubblicani. Le eroine affiliate alla Trumpland sono altre. Una rassegna

Doveva essere uno scontro geriatrico, una campagna repubblicana incentrata sul mantra “Joe è vecchio e incapace” e invece, con l’uscita di scena del presidente, tutto cambia. Nelle presidenziali 2024 entra a gamba tesa la differenza di genere. Uomo vs donna. Donald Trump ha scelto il suo fedele millennial bestsellerista barbuto come candidato vice, invece di fare la pioneristica mossa anticipatoria che fece uno intelligente come John McCain mettendo una donna – Sarah Palin – nel ticket presidenziale, un grosso dito medio ai progressisti del 2006. Ma non servì a nulla. Secondo i sondaggi le donne ancora oggi preferiscono i democratici, si sa, e la cosa non cambia, nonostante i gruppi di “Women for Trump” che si sono visti alla Republican National Convention di una settimana fa. E sul palco di Milwaukee, quest’anno, forse per cercare di conquistare le elettrici, le vere protagoniste sono state le donne.
 

Sono scomparsi i Bush, i Romney e i Cheney, sostituiti da gente che il 6 gennaio marciava contro il Campidoglio e da amiche e familiari e avvocatesse di Trump, tutte pienissime di energia. Gli anni del primo mandato Maga e delle precedenti campagne, le due prime donne agli eventi ufficiali (dopo di lui), i volti del trumpismo, erano Melania e Ivanka. La terza moglie, ex modella slovena, e la figlia, la bionda Ivanka cresciuta a Manhattan, migliore amica di Chelsea Clinton. Diceva allora il papà tycoon di Ivanka: “Se non fosse mia figlia, uscirei con lei”. Quando in tv gli chiedevano “cos’avete in comune voi due?”, lui rispondeva: “Ci piace molto il sesso”. In un’altra occasione avrebbe detto: “È così sbagliato essere attratti più dalla propria figlia che dalla propria moglie?”. Ma negli ultimi tre anni i rapporti con la figlia preferita, almeno pubblici, non sono stati frizzanti come un tempo. Lei, dopo che nel primo mandato aveva addirittura ottenuto il ruolo di advisor alla Casa Bianca, insieme al marito Jared, ultimamente non ha voluto essere coinvolta. Ed è apparsa alla convention di Milwaukee solo l’ultima sera, con fare timido e freddo.
 

Anche Melania era sparita dai radar – “where is Melania?” si chiedevano i tabloid – ma si sa che una first lady in campagna è fondamentale, e così è tornata alla ribalta e in Wisconsin ha accompagnato il marito sul palco. Di Melania si era parlato di recente perché i repubblicani si erano arrabbiati che Jill Biden era apparsa di nuovo su Vogue, mentre lei, durante il suo mandato da first lady, era stata ignorata dalla rivista di Anna Wintour (il diavolo veste blu, si sa). Ma Ivanka e Melania da un po’ di tempo non sono troppo le benvenute dal mondo Maga, la prima dopo l’attacco al Campidoglio e la seconda dopo che uno dei processi ha fatto vedere all’America che The Donald tradiva la moglie incinta con una pornostar. E così le vere eroine, affiatatissime, alla corte della Trumpland, sono altre. Una serie di pretoriane, fedeli e arriviste, che sperano a gennaio in qualche lavoro nella West Wing o a Foggy Bottom.

L’avvocatessa

Un uomo così impegnato nei tribunali di mezza America come Donald Trump non può che avere uno strettissimo rapporto con la donna che lo difende davanti ai “giudici cattivi mandati da Biden per distruggerlo politicamente”. Dopo aver fatto perdere al suo cliente 83,3 milioni di dollari nel caso di diffamazione contro la scrittrice E. Jean Carroll, l’avvocatessa Alina Habba è diventata sua advisor per la campagna. Nata in New Jersey da arabi cattolici, ha lavorato nel mondo della moda – Marc Jacobs – prima di studiare legge, e poi ha conosciuto il futuro cliente Donald quando si è iscritta in uno dei suoi club di golf. Divorziata, il secondo marito è un imprenditore di parcheggi. In un doppiopetto bianco con grossi bottoni d’oro, alla convention la 39enne ha detto che Trump non ha solo aiutato la sua carriera, ma che ha “ispirato molte ragazze che hanno un grande sogno”. Meno brava come avvocatessa, forse meglio come surrogata che lo difende a spada tratta nei programmi del pomeriggio. Che punti al dipartimento della Giustizia in un secondo governo Trump?

La nuora

Lara Trump si è sposata con il figlio secondogenito Eric, quello che dai comici dei Late Show viene considerato il meno preferito, quello di cui papà Trump si dimentica sempre, quello che sacrificherebbe per un cheesburger. E nonostante sia meno telegenico ed energico del fratellone barbuto Don jr., Eric grazie alla moglie è riuscito a ottenere una fetta dei riflettori a Milwaukee. Perché la moglie Lara è diventata la co-presidente del Comitato nazionale repubblicano, ennesimo segnale di un partito sempre più personalistico, cacciate via tutte le voci avverse. In un’intervista Lara Trump aveva spiegato: “A volte, le uniche persone di cui ci si può fidare sono i famigliari. Per lui, per Donald, purtroppo, è quasi sempre stato così”. Dopo aver lavoricchiato come ufficio stampa per le campagne del suocero, ha preso le redini del partito che fu di Lincoln e di Reagan. Sul palco, con un tubino nero e spillone con la bandiera, ha voluto ricordare quanto The Donald sia un nonno straordinario. Dicono che l’obiettivo di Lara sia candidarsi come senatrice per il suo stato, la Carolina del nord. 

La nipotina

Restando in famiglia, ecco che sale sul palco una delle nipoti, la più grande dei dieci del clan Trump, la 17enne Kai, sorella di Tristan, Spencer, Chloe, e Donald John III. “Fa’ il bene solamente, per amore del bene: tramandalo al tuo sangue; se non ne resta ai figli, sarà per i nipoti”, diceva Goethe. Kai, che è la figlioletta di Don jr. e dell’ex moglie Vanessa, ha detto al popolo Maga: “I media fanno sembrare il nonno una persona diversa, ma io lo conosco per quello che è: una persona amorevole e premurosa. Vuole davvero il meglio per questo paese”.  E ha continuato dicendo che nonno Donald “è come i nonni normali, ci dà i dolci e le bibite quando i genitori non guardano”. Golfista provetta, Kai non ha nascosto un precoce interesse per la politica. Il padre Don jr., mentre si preparavano per salire sul palco del Wisconsin, ha fatto un commento che è stato visto dai moralisti come la continuazione di una tradizione di famiglia: “Così truccato sono sexy come te, Kai?”, ha chiesto alla figlioletta, in una diretta social dal camerino.

La pretoriana

È stata l’ombra di Trump nella zona Vip della convention, è stata la sua più grande e rumorosa supporter in Congresso, e a lei è stato dato l’onore di dare il via alla prima serata a Milwaukee. 
La bionda Marjorie Taylor Greene, deputata della Georgia, Maga fino al midollo, fanatica, aveva anche paragonato Trump a Nelson Mandela e a Gesù, e confondeva il gazpacho con la Gestapo. Alla convention ha fatto capire che l’unità politica e il clima di pace richiesto dopo l’attentato poteva durare giusto un paio di giorni prima di tornare con la retorica anti immigrati e anti trans. “Gli immigrati rubano i nostri lavori!”, ha detto, uno slogan vintage ed efficace per la folla trumpiana. “Lo spirito americano è vivo!”, ha aggiunto la cinquantenne, ma non bisogna dimenticarsi che c’è appena stato un attentato – “il male è arrivato per toglierci l’uomo che rispettiamo e amiamo così tanto, e ringraziamo Dio, perché la sua mano era sul presidente Trump in quel momento”. Greene rappresenta il populismo AltRight che si è mangiato il partito repubblicano, il complottismo becero che ha demolito la “casa sulla collina” di Reagan, e mostra quanto la fedeltà e la devozione al capo ti portino ad avere un posto d’onore sotto i riflettori. Per un periodo si era addirittura parlato di lei come di possibile vice, ma secondo gli insider l’ex allenatrice part-time di crossfit starebbe negoziando un posto a capo del dipartimento dell’Homeland Security in un futuro gabinetto Trump. 

La banshee

Avvocatessa, procuratrice e poi personaggio televisivo (Fox News, ovviamente), Kimberly Guilfoyle è stata ex moglie del governatore della California e probabile futuro candidato presidenziale democratico, Gavin Newsom – intrecci dell’aristocrazia politica. Era la first lady di questo Kennedy della Costa ovest che ora, adocchiando il 2028, si è fatto da parte e ha subito espresso il suo endorsment per Kamala Harris. Dopo Newsom, Guilfoyle si era sposata un’altra volta con un imprenditore dell’interior design per poi iniziare nel 2018 una relazione col primogenito di Trump, che aveva divorziato da poco con la madre dei suoi cinque figli. Ora sono ufficialmente fidanzati e anche qui si prospetta l’ennesimo matrimonio nella Versailles della Florida, Mar-a-Lago, come da tradizione. Dopo esser stata licenziata dalla Fox, a quanto pare  perché un suo assistente l’avrebbe accusata di molestie sessuali, Guilfoyle aveva iniziato a collaborare con la campagna elettorale trumpiana nel 2016. Era lì con Rudy Giuliani e i Trump, mentre si organizzava il rally diventato poi l’attacco al Campidoglio. Se alla convention di quattro anni fa Guilfoyle era stata presa in giro dai comici per il suo discorso contro il “lavaggio del cervello che i socialisti stanno facendo agli americani” – Stephen Colbert l’aveva definita una “banshee vendicativa che infesterà i tuoi incubi” – a questo giro non è stata da meno, attaccando i “democratici radicali” come Kamala e Joe e ricevendo un sorriso di approvazione dal futuro suocero quando ha detto che questa è “l’ultima chance per rendere di nuovo grande l’America”

La star dei reality

Savannah Chrisley è diventata famosa con il reality andato avanti per dieci stagioni incentrato sulla vita dei suoi genitori, i ricchi Todd e Julie Chrisley, nei sobborghi di Atlanta e poi a Nashville. Ora i due sono in carcere per evasione fiscale e per aver falsificato documenti bancari per ricevere prestiti milionari, lui si è preso 10 anni, lei 5. Savannah, che poi ha avuto anche il suo reality spin-off e una parte nel film trash Sharknado 4, ha parlato alla serata della convention dedicata alla sicurezza – “Make America Safe Again”. Ha usato la terribile esperienza dei genitori per attaccare i procuratori che avrebbero targettizzato la sua famiglia per le sue posizioni conservatrici, dicendo che l’hanno bollata come “i Trump del sud”. E poi ha attaccato Joe Biden e il modo in cui gestisce il dipartimento della Giustizia. “Viviamo in un paese fondato sulla libertà e sulla giustizia per tutti. La giustizia dovrebbe essere cieca. Ma oggi abbiamo un sistema ipocrita. Basta vedere cosa stanno facendo al presidente Trump!”. Una persona vicina alla 26enne ha detto che sta usando “quel che le resta del suo star power per ottenere la grazia per i suoi genitori, se Trump dovesse tornare alla Casa Bianca”. Una volta alla convention ci andava Clint Eastwood, ora le star dei reality minori

La portavoce

“Kamala Harris è responsabile di aver nascosto le incapacità di Biden”, ha detto Sarah Huckabee Sanders appena i democratici si sono raccolti intorno alla vice, dopo il ritiro del vecchio Joe. Huckabee Sanders rappresenta, nella corte trumpiana, quella piccola aristocrazia religiosissima del midwest di politici di professione pre Tea Party. Il padre, Mike Huckabee, oltre che per due volte nelle primarie presidenziali (contro Romney e poi contro Trump, ma diventato poi filotrumpiano), è stato governatore dell’Arkansas dal ‘96 al 2007. Poi lei l’ha sostituito alla guida dello stato e, a 35 anni, è diventata la portavoce della Casa Bianca, quando Trump era a Pennsylvania Avenue, trasformatasi in uno scudo efficace alle domande dei giornalisti, su scandali, impeachment e gaffe del Potus. Lasciò poi il posto per entrare alla Fox. Ma ora è tornata alla carica e alla convention ha parlato di come il suo essere trumpiana l’abbia trasformata in un bersaglio della sinistra – “mi hanno mandata via dai ristoranti”. Sul palco ha detto che è stato Dio a fermare il proiettile diretto a Trump. Sarah Huckabee Sanders si sta preparando per correre alle presidenziali del 2028. “Il paese è pronto per una donna presidente”, ha detto, “e vorrei che fosse repubblicana”. 

La killer

È stato Trump a definirla così, una killer, dopo che ha messo sulla graticola le rettrici delle università d’élite, accusate di antisemitismo, facendone dimettere un po’. Ex moderata, laurea ad Harvard, dopo anni a lavorare con i Bush, Elise Stefanik è salita sul treno Maga e la sua visibilità è esplosa. Ha scalato velocissima il partito e a 39 anni è entrata nel cerchio magico trumpiano. Stefanik sperava di essere scelta come candidata vicepresidente e si dice che abbia fatto una scenata, mettendo vicini il suo cv e quello del prescelto J. D. Vance. Lei quattro mandati a Capitol Hill, lui un libro trasformato in un film con un rating del 25 per cento su Rotting Tomatoes, vuoi mettere? In tv e in congresso è stata tra le più accorate promulgatrici della Big Lie, dicendo che Biden non aveva vinto le elezioni e che lei non avrebbe mai certificato il voto. I conservatori seri che la conoscevano dicono che si sia venduta l’anima per la carriera, e i suoi ex mentori – come l’ex speaker repubblicano non trumpiano Paul Ryan – la definiscono una grande delusione. Alla convention ha cercato di dimostrare perché quelle di novembre saranno le elezioni più importanti della sua vita, ricordando a tutti che “Trump salverà l’America”. In un’intervista diceva Elise Stefanik: “Servirei con orgoglio una nuova amministrazione Trump”.

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