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Volodymyr Zelensky (Ansa)
il racconto da kyiv
Con l'accordo sui minerali Zelensky impara a navigare nel trumpismo e incontra Trump prima di Putin
L’Ucraina e gli Stati Uniti pronti a creare un fondo comune, ma Kyiv vuole garanzie di sicurezza. La lotta diplomatica contro Mosca per la conquista di Trump
Kyiv, dalla nostra inviata. Più che un accordo, il patto che dovrebbero firmare gli Stati Uniti e l’Ucraina sui minerali, è una rampa di lancio da cui far ripartire i rapporti tra i due paesi. Il testo in cui Washington e Kyiv si impegnano a costituire un fondo in cui l’Ucraina contribuirà con il 50 per cento dei ricavi derivanti dalla “futura monetizzazione di tutti i beni ricavati dalle risorse naturali di proprietà del governo” e gli Stati Uniti a investire per lo sviluppo di “un’Ucraina stabile ed economicamente prospera” per ora è soltanto una cornice dentro cui inquadrare le relazioni tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino non lo ha negato, ha detto in modo diretto che l’accordo è un’azione preliminare che può portare a un rapporto di successo con gli Stati Uniti. Da cosa dipende questo successo? Dall’incontro con il presidente americano che potrebbe avvenire venerdì. Durante la visita negli Stati Uniti Zelensky vuole avere dal capo della Casa Bianca le garanzie di sicurezza da cui dipende tutto il futuro del cessate il fuoco, dell’Ucraina, del rapporto con la Russia. Zelensky ha intenzione di essere diretto con Trump nella pretesa di certezze da parte degli Stati Uniti: “Voglio trovare un cammino verso la Nato, o qualcosa di simile… se non abbiamo garanzie di sicurezza, non ci sarà un cessate il fuoco. Non funzionerà nulla di ciò che abbiamo pensato”. Zelensky da martedì sera è entrato in una sessione intensiva di allenamento diplomatico per l’incontro con Trump, ma dopo settimane di insulti e di paura che l’alleato più forte fosse passato dalla parte del nemico, il presidente ucraino rivendica due successi.
Zelensky non ha svenduto il suo paese alla rapacità dell’Amministrazione Trump e incontrerà il capo della Casa Bianca prima di Vladimir Putin. Il primo successo è importante dal punto di vista interno e riguarda la capacità di leggere il metodo negoziale degli Stati Uniti che avevano proposto un accordo iniziale che privava l’Ucraina della sovranità sulle sue risorse, erano poi scesi a una proposta che imponeva a Kyiv di rimborsare 500 miliardi per gli aiuti ricevuti convertiti in prestiti dai tassi talmente alti da condurre il paese alla bancarotta. Con il testo che circola in questi giorni, pubblicato dal Financial Times e da alcune testate ucraine, non ci sono pù rivendicazioni da parte della Casa Bianca su quanto è stato prestato finora e Kyiv e Washington diventano comproprietarie dello stesso fondo di investimento. Trump, nonostante le pretese siano scese dalla prima proposta, può comunque rivendicare di avere trasformato il rapporto con Kyiv in un affare redditizio.
Il secondo successo è internazionale, riguarda la guerra e quindi la sicurezza futura dell’Ucraina. A Washington, Zelensky dovrà far capire al presidente americano che le possibilità che la Russia aggredisca di nuovo l’Ucraina sono reali, quindi nulla va lasciato nelle zone d’ombra.
Da quando Trump è arrivato alla Casa Bianca, l’Ucraina non sta lottando contro la Russia soltanto sul campo di battaglia, ma i combattimenti si sono spostati anche su un terreno diplomatico, alla conquista dell’interesse di Donald Trump. L’Ucraina sa di partire molto svantaggiata: il presidente americano ha sempre dimostrato una grande ammirazione per Putin e un grande sprezzo per Zelensky, tratta la Russia alla pari e Kyiv come una terra sconfitta. Si fida della parole del presidente russo e umilia quello ucraino. Tratta da capo legittimo il russo e come illegittimo l’ucraino. Tanto Kyiv si è accorta di essere svantaggiata, quanto Mosca si approfitta del suo vantaggio.
Tanto Kyiv cerca di piacere al presidente americano, quanto Mosca si diverte a mettere sottosopra tutte le sue dichiarazioni e se Trump lunedì, con il presidente francese Emmanuel Macron al suo fianco, ha detto che Putin accetterà le truppe europee sul territorio dell’Ucraina per garantire la pace e la sicurezza, ieri il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha detto che il Cremlino non ha nessuna intenzione di approvare la presenza di soldati europei in Ucraina, ha accusato Bruxelles di ostacolare la risoluzione del conflitto e poi ha ripetuto la posizione russa: “Abbiamo una Costituzione e non possiamo fermarci alla linea del fronte”, quindi Mosca non si accontenta del territorio occupato finora ma pretende anche le terre che ha annesso con un referendum illegittimo nel settembre del 2022 e comprendono le regioni intere di Kherson e Zaporizhzhia. Il resto dell’Ucraina, ha detto Lavrov, dovrà essere epurato dalle “leggi razziste” contro chi parla russo, e “quello che rimarrà Ucraina” non deve essere armato. Il ministro ha annunciato un incontro previsto oggi a Istanbul tra russi e americani per proseguire con la normalizzazione delle relazioni tra Washington e Mosca. Kyiv sta imparando a navigare nel metodo trumpiano dei negoziati e a non perdersi nel caos informativo generato non soltanto dalla Russia ma adesso anche dagli Stati Uniti.