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Non c'è nulla da ridere
Il video grottesco su Gaza è provocazione pura, senza risate
Su X il presidente americano ha pubblicato un video generato con l'IA sulla Striscia trasformata in “Riviera, Costa Azzurra del medio oriente”. Un dubbio: ha meno senso dell’umorismo, Trump o chi lo odia?
Mercoledì il presidente americano Donald Trump ha condiviso su X un video generato con l’IA in cui si immagina il futuro della Striscia di Gaza trasformata in “Riviera, Costa Azzurra del medio oriente” – come da parole dello stesso Trump. Nel video, di circa 30 secondi, si vedono inizialmente immagini di morte e distruzione che poi come per magia fanno posto a un cafonissimo litorale in stile Las Vegas ma peggio, con grattacieli, discoteche, statue dorate di Trump (per giunta magro) e pioggia di dollari ovunque. Si vedono Elon Musk mangiare humus in spiaggia (cibo particolarmente pernicioso da mangiare al mare, sia per il sapore sia per il colore, difficilmente distinguibile dalla sabbia bagnata), Trump che balla con danzatrici del ventre, poi in costume e pancia all’aria assieme a Netanyahu, spaparanzati al sole su un paio di sdraio con due cocktail coloratissimi.
Non si conoscono le origini del video, né il suo intento: è talmente grottesco e iperbolico da legittimarne una lettura parodistica, satirica. Un video fatto per trollare Trump, ma che Trump, totalmente mancante di senso dell’umorismo, prende come una celebrazione delle sue stesse parole, arrivando così a condividere sul suo profilo quello stesso video che – forse – aveva l’intento di prenderlo in giro. E che invece ha fatto il giro ed è diventato arma in mano al suo stesso bersaglio.
Chi sta trollando chi? Il fatto è che, ammesso che fosse effettivamente una satira, chi ha realizzato quel video mancava di senso dell’umorismo tanto quanto il presidente degli Stati Uniti: illustrare letteralmente le parole di Trump non ne fanno caricatura né parodia, perché essa deve sempre deformare e superare la realtà, esagerarla, non banalmente visualizzarla senza il minimo scarto. Del resto le parole di Trump non erano “esagerabili” dato che erano già grottesche e iperboliche – tanto che sarebbe stata una battuta perfetta in bocca a una parodia di Trump, mentre non faceva ridere in bocca a lui medesimo, perché è sempre il contesto a fare una battuta. In questo caso la parodia e la satira dovrebbero cercare un’altra angolazione – laterale, sotterranea, di certo insolita – per trovare lo scarto comico che apra una breccia nella retorica e “castighi ridendo”. Nell’universo mediatico nel quale viviamo immersi, la forma comica dilaga (si veda il bellissimo saggio di Guido Vitiello “Joker Scatenato” edito da Feltrinelli) ma non il suo contenuto: che è il punto di vista che coglie il ridicolo e dà senso al comico. Così invece la comicità, svuotata di senso e privata del suo contesto, è solo “triggerante”, provocazione a uso e consumo: può provocare Trump come può essere usata da Trump per provocare chi lo odia, indifferentemente. E’ una gara a chi ha meno senso dell’umorismo, a chi ci capisce meno dell’altro. Come il video di risposta a questo video dello scandalo, realizzato da un attivista italiano sempre con l’intelligenza artificiale, e dove sulle spiagge di Gaza, assai più spoglie che nel video originale, si vedono Trump, Musk e Netanyahu (ma anche Joe Biden, Kamala Harris, Ursula von der Leyen…) bagnanti comuni che si mettono la crema solare ma anche un po’ tristi – Musk frigna solitario, forse perché non ha nessuno con cui giocare – mentre intorno a loro mare e sabbia sono intrisi di sangue. Vorrebbe essere una sapida risposta critica alla visione precedente, una denuncia aspra dallo sferzante dark humour sulle responsabilità internazionali della tragica crisi mediorientale: e invece – mettendo sullo stesso piano l’Amministrazione Trump e quella Biden, gli Usa con l’Ue – dimostra una visione infantile e demenziale della questione israelo-palestinese. Tanto da fare il giro – anche lui – e ridicolizzare un certo attivismo, una certa propaganda. Ammesso che si abbia il senso dell’umorismo, questo sconosciuto.