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Tra spiriti e macerie

Il sisma a Bangkok sono i grattacieli che crollano con le speranze di chi era scappato qui

Massimo Morello

Il terremoto che ha avuto il suo epicentro in Birmania ha prodotto danni anche in Thailandia. Nella capitale un grattacielo in costruzione è collassato mentre decine di operai erano a lavoro. Un’architettura concepita per stupire, è andata distrutta.  I thai intanto consultano monaci e carte astrali

Bangkok. “Ho pensato che il posto più sicuro era qui, accanto alla San Phra Phum”, dice Kru Angkana, un’anziana signora che vive nel mio condominio di Bangkok. Il terremoto che ha colpito la città e scosso il nostro palazzo per quasi un minuto l’ha spaventata, ma lei ha fiducia negli Spiriti che dimorano nella san phra phum, una delle migliaia di Case degli Spiriti disseminate nella Città degli Dei. Con Kru Angkana ci sono anche gli altri condomini, che si sono accomodati attorno alla casa degli spiriti bevendo una birra comprata nel negozietto vicino. Almeno all’apparenza, per molti thai il terremoto è l’ennesima occasione di chiacchierare, mangiare e bere: è un modo di esorcizzare la paura della morte, aspettando di sapere se si può rientrare a casa.

Qualcuno è andato a chiedere lumi ai monaci del vicino monastero che però devono consultare le carte astrali. Il problema non si pone agli abitanti del vicoletto, un micro-slum sotto il condominio incastrato tra un nuovo albergo e un ospedale in costruzione. Le loro capanne di legno e lamiera addossate l’una all’altra non possono crollare.

I segni del terremoto a Bangkok appaiono quasi una manifestazione del karma, la dimostrazione delle assurdità di un’architettura concepita per stupire. E così si vede una cascata d’acqua precipitare dalla piscina a sfioro su un grattacielo di Thong Lo, il quartiere degli espatriati di lusso. Un altro video mostra un grattacielo in costruzione collassare in una nuvola di fumo e polvere che si teme abbia sepolto decine di operai. Una tragedia che assurge a simbolo della fragilità delle costruzioni volute da una folle speculazione immobiliare. In tutta la Thailandia sono state realizzate 12.656 unità abitative, per un valore di 6,2 miliardi di dollari. In gran parte sono proprio a Bangkok e sono stati acquistate da speculatori cinesi e da ricchi birmani che vogliono collocare i loro capitali al di fuori del paese. E’ legittimo sospettare che quei capitali derivino anche da attività criminali e le acquisizioni si intreccino con attività riciclaggio.

Poco a poco, mentre a Bangkok la situazione sembra normalizzarsi, arrivano tremende notizie e sconvolgenti immagini dalla Birmania, l’epicentro del terremoto. La gravità della situazione è dimostrata dal fatto che il governo ha richiesto l’aiuto internazionale, cosa che la giunta cerca sempre di evitare per mantenere occulte le condizioni di un paese poverissimo, dove i più disperati sono indotti a vendere i propri organi per soddisfare la richiesta di ricchi indiani. Altri cercano fortuna in Thailandia. Probabilmente erano birmani gli operai sepolti dal crollo del palazzo di Bangkok. In questa apocalittica situazione, per il momento gli unici soccorsi sono quelli prestati dai parahita, i gruppi locali in molti casi legati ai movimenti di resistenza. Ed è anche grazie a loro che giungono le prime notizie su Aung San Suu Kyi: sembra che la Signora stia bene, mentre si hanno notizie di danni e fiamme nel carcere di Nay Pyi Taw dov’è rinchiusa.

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