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il discorso del presidente
Fortezza America, Trump lancia la sua sfida neo protezionista
Il presidente americano annuncia una guerra commerciale planetaria dalle conseguenze ancora tutte da scoprire. Per l'Unione europea i dazi saranno del 20 per cento: "É il giorno della nostra dichiarazione d’indipendenza economica”
Il neoisolazionismo che Donald Trump ha avviato in politica estera si sposa ora con il neoprotezionismo costruito con la raffica di dazi promessa da tempo. Se sul piano militare Trump professa la volontà di far cessare le guerre che affliggono il mondo, quella che il presidente degli Stati Uniti ha lanciato dalla Casa Bianca è una vera e propria guerra commerciale planetaria dalle conseguenze ancora tutte da scoprire. I dazi “reciproci” annunciati da Trump sono un’iniziativa di dimensioni mai viste prima nell’ultimo secolo, saranno seguiti da risposte altrettanto dure da parte di tutti i paesi colpiti e gli esiti dello scontro sono difficili da prevedere, proprio perché tutto è inedito.
La Fortezza America si chiude in sé stessa, imponendo una tassazione su tutti i beni che gli Stati Uniti importano. Nella lista dei paesi che Trump ha mostrato nel Rose Garden della Casa Bianca durante l’annuncio, ci sono un centinaio di paesi alleati e avversari, tutti considerati allo stesso livello. Nessuno sfuggirà a un dazio minimo del dieci per cento, molti da stanotte si vedranno imporre dazi assai più alti: 34 per cento la Cina (in aggiunta al 20 per cento che è già in vigore), 20 per cento l’Unione Europea, 24 per cento il Giappone, 26 per cento l’India.
“Ci hanno tutti fregato per decenni”, è il mantra ripetuto da Trump nel fare il suo annuncio. “Ma oggi tutto cambia, è uno dei giorni più importanti nella storia americana, è il giorno della nostra dichiarazione d’indipendenza economica”.
Il “Liberation Day”, come lo ha ribattezzato la Casa Bianca, è probabilmente la mossa su cui Trump si giocherà il futuro. Se non gli riuscissero le pacificazioni internazionali che sta tentando in Ucraina o in medio oriente, il presidente degli Stati Uniti potrà sempre dare la colpa ai vari attori coinvolti, dicendo di averci comunque provato. Ma la manovra sui dazi è qualcosa di totalmente suo, è la “firma” di questa seconda amministrazione Trump e potrebbe decretarne il successo o la rovina.
I mercati reagiranno nelle prossime ore all’annuncio, dando un primo segnale di come il mondo imprenditoriale e finanziario giudicano la scelta della Casa Bianca. Toccherà poi ai governi di tutto il mondo e alle grandi istituzioni come l’Unione europea reagire a loro volta e rispondere con manovre di protezione contro gli Stati Uniti.
Gli elettori di Trump per il momento sono dalla sua parte, il presidente sta facendo esattamente quello che aveva promesso durante la campagna elettorale, ma nel giro di qualche mese si vedranno gli effetti della sua cura economica. Se, come prevedono molti economisti, emergeranno segni di incremento dell’inflazione e altri segnali di debolezza, per esempio una perdita di valore eccessiva del dollaro, allora per Trump le cose si metteranno male. E sui dazi, a differenza di qualsiasi altro tema – a partire dall’immigrazione – non potrà dare la colpa al suo predecessore Joe Biden. Donald Trump ha fatto dei dazi il marchio di fabbrica del suo secondo mandato e ora si gioca tutto sulla loro efficacia.
Il mondo nel frattempo proverà ad aprire trattative bilaterali, vedremo processioni di leader in visita alla Casa Bianca per cercare di alleviare gli effetti dei dazi sulle loro economie. Trump spera soprattutto che arrivino una moltitudine di aziende che decidano di aprire stabilimenti negli Stati Uniti, spostandovi le loro attività produttive in modo da evitare i dazi. Ce ne sono già molte che si stanno muovendo in questo senso, ma non è chiaro quanto sarà vasto il fenomeno.
Nel frattempo, l’America si prepara a essere travolta da un’ondata di dazi difensivi da parte di tutto il resto del mondo. Non sarà un bello spettacolo e come ripetono da mesi molti esperti, è una di quelle guerre dove l’unica certezza è che nessuno può vincere e tutti possono farsi male.


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