
Il dazio russo
L'occasione politica di Mosca nei dazi di Trump
La Russia calcola gli effetti economici indiretti, ma non le sfugge l'opportunità doppia. La Casa Bianca si distrae dall'Ucraina
Il segretario di stato americano Marco Rubio ha concluso la sua visita a Bruxelles dicendo agli alleati dell’Alleanza atlantica che “Donald Trump non ha intenzione di finire nella trappola dei negoziati senza fine” con la Russia. Ora tocca ai russi, secondo Rubio, far vedere se davvero sono interessati alla pace o se vogliono continuare a fingere e non serviranno mesi per capirlo, “lo sapremo nel giro di settimane”. Mentre Washington aspetta di capire, ha lasciato la Russia libera dalla punizione collettiva dei dazi e la spiegazione fornita dalla portavoce della Casa Bianca ad Axios non è stata sufficiente a spiegare il perché della grazia. E’ stata una scelta voluta, ha detto Karoline Leavitt, spiegando che le sanzioni contro Mosca precludono già scambi commerciali significativi. Tuttavia la risposta non è stata convincente perché nella lista dei dazi di Trump sono finiti anche paesi o territori che intrattengono scambi commerciali con Washington di gran lunga inferiori a quelli che invece sopravvivono con Mosca nonostante le sanzioni.
Il Cremlino ha accolto l’annuncio di Trump come un’occasione non tanto economica, quanto politica. I russi non vedono nella decisione di escludere Mosca dalla lista dei dazi un favore, piuttosto sono all’erta, consapevoli che le ripercussioni economiche non lasceranno immune un’economia infragilita come quella russa e anzi i dazi potranno ripresentarsi in futuro ed essere usati come strumento di pressione. Il successo per il Cremlino è politico: vede che l’attenzione di Trump si è spostata dalla guerra in Ucraina ai calcoli economici e infatti uno dei pochi che ha apertamente lodato il presidente americano per la decisione in grado di mandare in confusione l’economia mondiale è stato Kirill Dmitriev. Il presidente del Fondo sovrano russo per gli investimenti all’estero era a Washington mentre Trump annunciava il suo “Liberation day” per far risorgere l’economia americana. Il solo fatto che fosse negli Stati Uniti ha assunto una dimensione storica: è sanzionato, ha potuto entrare in territorio americano soltanto con una deroga. Dmitriev ha detto che la decisione del presidente americano mira a correggere dei dislivelli economici importanti: le sue affermazioni erano molto in contrasto con la maggior parte degli economisti russi che invece subito dopo l’annuncio di Trump si sono affrettati a fare i calcoli dell’impatto dei dazi anche su Mosca. Mentre Dmitriev dimostrava interesse e stupore per il subbuglio trumpiano, incontrava uomini del mondo degli affari americano. L’incontro più importante lo ha avuto con Steve Witkoff, l’imprenditore amico del presidente americano, inviato speciale per il medio oriente passato a gestire anche le relazioni con la Russia. Quando a febbraio la Casa Bianca aveva annunciato che avrebbe mandato in Arabia Saudita Witkoff assieme a Rubio e al segretario per la Sicurezza nazionale Mike Waltz, il nome di Dmitriev compariva ancora sotto traccia, ma comunque anche il Cremlino aveva deciso di affiancare il ministro degli Esteri Sergei Lavrov e il consigliere per la politica estera Yuri Ushakov con Dmitriev, l’uomo d’affari russo con il passato americano, di fatto omologo di Witkoff. Il compito di Dmitriev in Arabia Saudita era quello di parlare di economia e opportunità di investimento come motore delle future relazioni tra Stati Uniti e Russia. Si è capito al volo con Witkoff e la loro relazione è stata fra le chiavi del successo di Mosca con Trump.
A Washington Dmitriev ha parlato in modo positivo degli incontri americani, andati avanti proprio nei primi due giorni di sconquasso economico, ha detto che “un dialogo produttivo tra Russia e Stati Uniti non è facoltativo, è essenziale”. Poi ha tirato fuori le parole chiave del Cremlino quando si parla della guerra russa contro l’Ucraina: “comprendere” e “preoccupazioni”. Dmitriev ha detto: “A differenza dell’Amministrazione Biden” i leader dell’Amministrazione Trump “comprendono le preoccupazioni della Russia”. Sia Trump sia Witkoff in effetti hanno ripetuto alcune delle linee guida della propaganda del Cremlino, dal referendum per i russi maltrattati alla mancanza di legittimità di Zelensky a capo dell’Ucraina, ma il ruolo di Dmitriev non è quello di battere sulle note del vittimismo russo, ma di mostrare le occasioni, di dipingere la Russia come una terra di opportunità. Il capo del Fondo russo per gli investimenti all’estero si è presentato a Washington proprio mentre la fiducia nei confronti di un negoziato per far finire la guerra si stava indebolendo, dopo che Trump stava iniziando a provare fastidio per i “no” di Putin e la sua visita ha avuto l’effetto di mostrare invece che i rapporti tra americani e russi non sono in stallo, vanno avanti e le tensioni si allentano. Mosca vuole distrarre dalla guerra, porta Trump e la sua Amministrazione sul sentiero degli affari e delle opportunità e nel frattempo continua a bombardare l’Ucraina: ieri l’esercito russo ha colpito Kryvyi Rih, la città natale di Zelensky nella parte sud orientale del paese, uccidendo quattordici civili.
L’opportunità politica che Mosca vede nei dazi non sta tutta nella distrazione di Trump, ma anche nel fatto che sono lo strumento per dividere l’Ue e un’Europa divisa sull’economia può esserlo anche sulla guerra, sulla solidarietà all’Ucraina e sui piani di difesa.