
(LaPresse)
Da Bruxelles
L'Ue deve occuparsi anche dei prodotti cinesi dirottati dai dazi di Trump
La diversione commerciale dalla Cina è l’altro incubo che metterà a dura prova l'Unione europea. Questo rischia di far saltare i piani di Ursula von der Leyen di rilanciare i rapporti con la Cina per controbilanciare il protezionismo di Trump dopo aver aperto a nuovi accordi sugli investimenti e l'accesso ai mercati
Sotto choc per i dazi del 20 per cento che Donald Trump ha deciso di imporre all’Unione europea, i ministri del Commercio dei Ventisette stati membri si ritroveranno lunedì a Lussemburgo per ricostruire una strategia comune. “Il principale obiettivo è uscire con un messaggio unito”, spiega al Foglio un diplomatico europeo. Non solo verso gli Stati Uniti, ma anche verso la Cina i cui i prodotti destinati al mercato americano saranno dirottati verso l’Europa destabilizzando ulteriormente l’economia dell’Ue. La diversione commerciale dalla Cina è l’altro incubo che metterà a dura prova i Ventisette, nel momento in cui avanzano divisi e incerti sulla risposta a Trump.
La brutalità dei dazi annunciati mercoledì 2 aprile e la minaccia di Trump di rispondere colpo su colpo con un’escalation ha rotto i ranghi dell’Ue e destabilizzato la strategia delle ritorsioni simmetriche che la Commissione aveva preparato. Ursula von der Leyen non parla più di risposta “ferma e proporzionata”, come aveva fatto fino a due settimane fa per indicare la volontà di reagire ad ogni dazio americano con un dazio europeo di pari valore. La linea è cambiata ed è molto meno assertiva. “Siamo pronti a rispondere”, ma “c’è un percorso alternativo. Non è troppo tardi per affrontare le preoccupazioni attraverso i negoziati”, ha detto giovedì la presidente della Commissione. A Lussemburgo i ministri “non prenderanno decisioni, ma avranno una discussione politica per guidare la Commissione sulla direzione da prendere”, dice il diplomatico europeo. “Molti paesi hanno espresso apprezzamento per il discorso di von der Leyen: deciso ma niente escalation”. Contrariamente alla Cina che ha annunciato immediatamente contromisure, i Ventisette vogliono prendersi “un po’ di tempo”. I ministri lunedì dovrebbero fissare due principi alla Commissione: “Lasciare spazio per il negoziato per un soluzione costruttiva, ma essere pronti a rispondere”, spiega il diplomatico.
Due giorni dopo, mercoledì 9 aprile, ci sarà comunque un primo test per capire se l’Ue oscillerà più verso la fermezza o verso la sottomissione. Gli Stati membri voteranno sulla lista delle prime contromisure proposte dalla Commissione sui dazi di Trump contro alluminio e acciaio del 12 marzo. Il presidente americano ha reagito a un possibile dazio del 50 per cento sul bourbon americano (già introdotto nel 2018 e sospeso nel 2021 a seguito di un’intesa con l’Amministrazione Biden) minacciando di tassare al 200 per cento champagne, vini e prodotti alcolici europei. Nel panico Francia, Italia e Irlanda hanno chiesto di togliere il bourbon dalla lista. Il governo di Giorgia Meloni promuove la linea della debolezza con Trump. “Le prove muscolari in materia di dazi provocano un danno economico a tutti”, ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, spiegando che lui si accontenterebbe di ritrovarsi dazi al 10 per cento contro l’Ue. Altri paesi chiedono di essere molto più duri per tornare allo status quo ante commerciale. A Lussemburgo i ministri discuteranno se usare lo strumento anticoercizione, che consente di colpire il settore dei servizi, compresi quelli finanziari e tecnologici. Von der Leyen e la sua squadra si sono preparati a imporre dazi su settori politicamente dolorosi per Trump, non escludono di utilizzare lo strumento anticoercizione e sono pronti a far subire “una forma limitata di costi e dolore” equamente ripartita tra i paesi europei, spiega un funzionario della Commissione.
La Cina è l’altro tema all’ordine del giorno a Lussemburgo. Il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, è appena stato a Pechino per discutere dei diversi contenziosi aperti. La tentazione di von der Leyen è di rilanciare le relazioni con la Cina per controbilanciare il protezionismo di Trump. In un discorso a inizio febbraio, la presidente della Commissione ha aperto a nuovi accordi sugli investimenti e l’accesso ai mercati. Ma la diversione di prodotti cinesi dagli Stati Uniti all’Ue rischia di far saltare i suoi piani e trasformarsi in un’altra emergenza. Il 25 marzo la Commissione ha già adottato misure di salvaguardia per chiudere il mercato europeo all’acciaio cinese, dopo i dazi di Trump sul settore. “Dovremo prendere altre misure di salvaguardia per le nostre imprese”, spiega il funzionario della Commissione. “Guarderemo da vicino a quali effetti indiretti i dazi (di Trump) potrebbero avere, perché non possiamo assorbire la sovracapacità globale e non accetteremo dumping nel nostro mercato”, ha detto von der Leyen. Chi dice sovracapacità e dumping dice Cina.